INTERVISTA

INTERVISTA | RICCARDO FOGLI : La storia della musica abbraccia la musica attuale

Sin dai tempi della scuola i nostri professori ci consigliavano di imparare la storia per non commettere gli stessi errori del passato o semplicemente per costruire un futuro più consapevole e solido. E’ lo stesso consiglio che diamo nella musica. Bisogna conoscere la storia della musica per costruire una musica concreta, significativa ed emozionante nel presente e nel futuro. Imparare dalle canzoni di Battisti, Dalla e appunto i Pooh, ad esempio. La band per 50 anni ha regalato canzoni ed emozioni incredibili. Nello specifico parleremo di Riccardo Fogli.

L’immenso artista ha visto nascere i Pooh. La sua arte è sempre stata molto apprezzata sin dall’inizio. Il suo percorso da solista infatti ha regalato tantissime soddisfazioni ed emozioni. Mi preme ricordare la vittoria al Festival di Sanremo del 1982 con Storie di tutti i giorni davanti alla storica coppia Albano e Romina Power con Felicità e Drupi con Soli. Un Festival per niente semplice, ma fatto certamente di straordinaria musica. Oltre a quelli citati, erano in gara anche Vasco Rossi, Zucchero, una giovane Mia Martini, Orietta Berti, Fiordaliso, Anna Oxa, Bobby Solo ed altri bravissimi artisti.

Bisogna imparare dalla storia della musica la maestosità di un testo e la melodia che lascia sognare. Noi di Rifugio Musicale abbiamo avuto il grandissimo onore di intervistare Riccardo Fogli per conoscere ed apprendere l’ultimo periodo di un’artista storico come lui e chiedere un consiglio su come salvaguardare la musica italiana.

Come hai vissuto questo periodo di restrizioni?

Questo periodo ha degli aspetti diversi perché ero in tour con la mia band in Russia a Marzo. Quindi dal 2 al 12 Marzo c’è stata un’immersione nella musica, ma sentivamo che in Italia c’erano dei problemi. Abbiamo pensato di aspettare dieci, quindici giorni sperando passasse tutto. Noi eravamo concentrati a lavorare a testa bassa perchè la Russia è grande. Saltavamo da una parte all’altra della Russia prendendo due aerei al giorno o facendo 600 km col bus, con le macchine. La realtà vera l’abbiamo appresa, vista, capita quando molti voli sono stati annullati. Siamo stati però fortunati perché il nostro ufficio dall’Italia ci ha riconfigurato su Alitalia. Siamo arrivati all’aeroporto di Fiumicino e tutto era spettrale. Un aereo che atterrava, tutti fermi, tutti vestiti di bianco, con le mascherine. E quindi la riflessione mia è stata “potrei avere qualcosa quindi non voglio andare a casa dalla mia moglie e dalla mia bambina”. Ho fatto 250 km da Fiumicino, mi sono rinchiuso nella mia Maremma e aspettavo che mi dicessero “ok, va bene” e invece sono rimasto 52 giorni da solo.

È stata abbastanza dura?

E’ stata molto dura perché la prima settimana dici “va bene, ok, faccio una vacanza tanto tra 15 giorni riaprono” e in realtà poi la cosa è stata più grave del previsto e sono riuscito a tornare a Roma in occasione di un contratto lavorativo. Sono andato a registrare a Poco di Tanto di Maurizio Battista e questo mi ha permesso legalmente di entrare a Roma. Anche la congiunzione con la famiglia poteva avvenire se si ha un contratto lavorativo.

A parte il problema del virus come è stata l’esperienza del tour?

Il tour è stato bellissimo perché a Mosca, in Russia, sono molto amato. Facciamo dei teatri piccoli da 1200\1300 posti in città diverse quindi facciamo soldout, ma soldout non è solo la parola che è fantastica, che riempie la bocca. Facciamo dei concerti di grande successo con gli organizzatori, gli impresari, i sindaci, i governatori entusiasti perché quando un teatro è pieno si è tutti felici e nessuno rimette i soldi, anzi vai in giro a far guadagnare dei soldi, e sei portatore di felicità.

Mi hai parlato dei concerti nei teatri da 1200/1300 spettatori, tu avrai sentito parlare della proposta di fare dei concerti da 1000 spettatori. Cosa ne pensi?

Io aspetto e sono fiducioso. Aspetto che il ministro Franceschini con il suo staff ci diano delle direttive per lavorare perché vediamo la movida, vediamo delle strade piene di gente al bar a bere con le mascherine. Quindi quello che salta all’occhio è: se noi riuscissimo attraverso delle direttive a fare dei concerti piccoli, grandi, medi nei paesi, ad esempio d’estate si fanno molte feste popolari, feste del santo, feste del quartiere, laddove non ci sono teatri, ne saremmo felici. La gente che da quattro mesi è chiusa in casa ha bisogno di musica perchè fa molto bene allo spirito, anche ad un costo minimo di cinque euro a biglietto. Ci farebbe piacere se fossimo indirizzati a questo nuovo tipo di ripresa.

Quindi ci sono dei progetti in cantiere?

Il progetto non dipende da noi. Io spero che comportandosi bene in questo periodo, la politica decida, magari dal mese di luglio o agosto, quando tante persone avranno le ferie e non sapranno dove andare, nelle città si possa organizzare dei concerti con l’intelligenza che abbiamo acquisito.

Nell’alto della tua straordinaria carriera artistica fatta di incredibili concerti, di Festival di Sanremo, tra cui quello vinto nel 1982, di Eurovision, cosa pensi della musica attuale?

Penso che ogni periodo ha la sua musica. Ci ricordiamo negli anni 60, 90 un immagine di un certo tipo di musica. Qualcuno di questi rapper, trapper mi piace molto. Qualcuno ha grande, grande talento. C’è chi è incavolato nero perché nasce dai quartieri…Tutti i periodi si assomigliano, vedi io ero capellone incavolato nero perché nasco da una famiglia povera. Quindi protestavo e come protestavo. Noi cantavamo canzoni d’amore, ma con l’aspetto rude. Oggi c’è una forma intelligente di protesta. I ragazzi parlano dei loro ghetti, delle loro case, del loro quartiere, parlano della mancanza di libertà. Ognuno ha il diritto di vedere il mondo come ha voglia di vederlo.

Quale consiglio daresti ad un’artista emergente?

Guarda non è facile perché un’artista emergente fino a 15 anni fa dava un concorso per voce e note e cantava ad esempio Perdere l’Amore di Massimo Ranieri. Oggi un’artista emergente deve cantare Tiziano Ferro, Ultimo, Ghali, Fedez o J-Ax. Si sono spostati i parametri, anzi secondo me un artista giovane deve già scrivere almeno il testo e collaborare alla costruzione. Può fare una canzone di un’artista che stima e va benissimo però deve cercare di farsi capire, di cavalcare queste onde con le proprie potenzialità. Perchè ad un certo punto qualcuno ti chiederà “cosa fai?” Tutti noi dobbiamo scrivere qualcosa della nostra storia. Se un ragazzo vuole incominciare deve prendere lezioni di musica, imparare a suonare la chitarra, il pianoforte e piano piano va avanti, suona a modo suo, scrive, si esprime. Fa delle cover per fare esperienza, per imparare, però un giorno deve buttare giù due righe e cantare. Se un ragazzo vuole fare il cantate deve chiudere gli occhi e scrivere quello che pensa, scrivere la sua sensazione. Poi se non ce la fa da solo, con un suo amico la canta e la arrangia. Questo è l’unico modo per crescere altrimenti rimani un “bamboccetto” nelle mani degli altri.

Ringraziamo con grande affetto Riccardo Fogli per essere stato disponibile e gentile. Abbiamo appreso molto e speriamo con tutto il cuore che questo possa aiutare i nostri giovani artisti.

Fondatore del webzine creato a giugno 2018. Classe 88’, si è fatto notare nel mondo della musica come fotografo di concerti ed eventi. È stato per un anno il fotografo ufficiale di Radionorba. È stato, inoltre, il fotografo di Renzo Arbore, Ermal Meta, Ron, Nek, Riccardo Fogli e Dear Jack ad un loro concerto. Ora dirige il magazine a pieno ritmo per vivere e far vivere la musica a 360 gradi.

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