Disponibile in radio e sulle piattaforme digitali, “L’Effetto” è l’ultimo singolo di Dario Gay, un brano che unisce una musicalità immediata e fluida a un testo dal significato profondo. Ispirata alla legge di causa ed effetto, la canzone riflette sul concetto di autoresponsabilità e sull’energia che ogni individuo emana nel proprio percorso di vita, invitando l’ascoltatore a guardare dentro di sé
con maggiore consapevolezza. Con la sua cifra stilistica elegante e narrativa, Dario Gay continua a trasformare pensieri intimi e universali in musica capace di arrivare in modo diretto e leggero, aprendo un nuovo capitolo artistico che anticipa un progetto discografico più ampio in arrivo nei prossimi mesi.
Innanzitutto, ti ringraziamo per la disponibilità. Come nasce L’Effetto: da una visione religiosa o più personale?
Nasce da una visione profondamente personale. Se per religioso intendiamo il buddismo, io lo considero più una filosofia che una religione vera e propria. Nel buddismo ho trovato risposte che in realtà erano già dentro di me, e una di queste è proprio la legge di causa ed effetto, il karma. La canzone è nata in modo assolutamente spontaneo: il testo è uscito in mezz’ora, perché rappresenta
esattamente ciò che sento nel profondo. Ho voluto comunicarlo anche agli altri, attraverso una musicalità immediata e leggera, proprio perché il testo è profondo e mi piaceva che arrivasse senza pesantezza.
Nel comunicato si legge “siamo noi a determinare ciò che accade nella nostra vita”. La legge di causa ed effetto vale davvero in ogni ambito?
Secondo me sì, in ogni ambito della nostra vita, anche in quelli che ci sembrano impossibili da comprendere. Spesso attribuiamo la responsabilità agli eventi, alla fortuna o al caso, ma io credo che il caso non esista. La legge di causa ed effetto va oltre il singolo episodio e riguarda un percorso più ampio: anche gli eventi più difficili da accettare hanno radici profonde, che affondano nella nostra storia interiore. È un concetto complesso, ma credo sia fondamentale per sviluppare una vera consapevolezza.
Il brano ha un sound immediato e fluido, sorretto da un testo dal significato profondo: una cifra stilistica che ti accompagna fin dagli esordi. Hai mai pensato di fare qualcosa di completamente diverso?
In realtà ho fatto anche cose molto diverse. Amo alleggerire tematiche importanti con musicalità immediate, ma ho scritto e cantato anche brani con strutture meno accessibili. Mi piace esplorare, confrontarmi con altri autori, non scrivo sempre da solo. La mia cifra stilistica è mista: c’è la parte giocosa, quella ironica e quella più riflessiva. Mi sento molto libero nel modo di comporre, scrivere e cantare.
Il videoclip è ambientato nel deserto di Zagora. Perché questa scelta?
Girare un videoclip nel deserto era un desiderio che avevo da tempo, ma in questo caso è nato quasi per caso. Ero in vacanza in Marocco, nel deserto che amo moltissimo, accompagnato da una guida berbera che si è rivelata anche un ottimo videomaker. In mezzo a quei paesaggi ho ripensato a L’Effetto e ho capito che quelle immagini sarebbero state perfette per il brano. Così abbiamo
iniziato a girare durante le escursioni.

Il messaggio di causa ed effetto è qualcosa che speri possa arrivare anche agli altri o nasce da un’esigenza personale?
Entrambe le cose. È un’esigenza personale di comunicazione, ma soprattutto è una consapevolezza che aiuta a guardare la vita con occhi diversi. L’autoresponsabilizzazione è un concetto che può sembrare leggero, ma è in realtà molto importante: ci offre una visione più onesta e profonda del
nostro percorso.
Facciamo un passo indietro: una carriera lunghissima, tanti incontri e momenti indimenticabili. Ce n’è uno che ti viene subito in mente?
Sono più di uno. Sicuramente il mio primo Festival di Sanremo, al quale arrivai terrorizzato. Johnny Dorelli mi accolse con grande affetto, fu quasi una figura paterna in quel momento. Ricordo anche l’emozione di incontrare artisti internazionali come Tina Turner, Dee Dee Bridgewater, Sarah Jane
Morris. E poi le esperienze in studio con Milva, Rita Pavone, Ruggeri e tanti altri, momenti che restano.
L’Effetto anticipa un album in uscita il prossimo anno. Puoi darci qualche anticipazione?
Posso dire che gli album saranno due. Il primo conterrà brani inediti cantati da me e prodotto da Zorama. Il secondo sarà invece un disco di duetti: alcuni con artisti con cui ho già collaborato in passato e altri completamente nuovi. Saranno lavori articolati e a cui tengo molto.



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