Rituali per restare umani: dentro l’universo di “Hirundini”, il nuovo singolo di Salsano e De Carolis


Da venerdì 8 maggio è disponibile in rotazione radiofonica e su tutte le piattaforme digitali “Hirundini”, il nuovo singolo di Hiram Salsano e Marcello De Carolis, accompagnato dal videoclip ufficiale. Il brano, che anticipa il disco in uscita nelle prossime settimane, nasce da una rilettura della tradizione orale del Sud Italia che non si limita a conservarla, ma la rimette in movimento all’interno di un linguaggio sonoro contemporaneo. Al centro della scrittura, il dialogo tra voce e chitarra battente, elementi portanti dell’intera architettura musicale.


Il videoclip ambientato nei calanchi lucani amplifica il senso di sospensione e attraversamento del brano: come avete scelto questo paesaggio?
“Cercavamo un luogo che non fosse solo un paesaggio, ma uno stato d’animo. I calanchi lucani sono ossa della terra messe a nudo: rappresentano perfettamente quel senso di sospensione e di ‘attraversamento’ che è al centro di Hirundini. È un territorio che sembra appartenere a un altro pianeta o a un tempo immemore, il set ideale per un brano che vuole uscire dai confini del quotidiano per farsi rito.”
Nel video convivono elementi rituali, gesti simbolici e riferimenti contemporanei: quanto era importante creare una narrazione non realistica ma evocativa?
“Il realismo ci avrebbe stretto troppo. La musica che facciamo non fotografa la realtà, la evoca, la deforma per trovarne l’essenza. Nel video, ogni gesto simbolico serve a spostare l’attenzione dall’oggetto al significato. Non volevamo raccontare una storia, ma attivare una risonanza nell’inconscio di chi guarda, lasciando che il mistero del rito rimanesse tale, senza spiegazioni didascaliche.”
Il gesto di distruggere un cellulare appare come una liberazione dal dispositivo tecnologico: quanto sentite urgente oggi il bisogno di rompere certi automatismi contemporanei?
“È un gesto di rottura necessario, quasi un esorcismo contemporaneo. Il cellulare è diventato l’archivio dei nostri automatismi, uno schermo che spesso ci separa dalla vibrazione reale del mondo. Distruggerlo nel video non è un atto luddista contro la tecnologia in sé, ma la volontà di riprendersi il ‘qui e ora’. È un invito a smettere di documentare la vita per tornare finalmente a viverla con il corpo, nel fango e nel vento.”
Avete inserito riferimenti all’affascino lucano e agli studi di Ernesto De Martino: cosa vi affascina di quel mondo magico-rituale?
“Il mondo di Ernesto De Martino e il concetto di ‘affascino’ sono bussole fondamentali per noi. Ci affascina l’idea del rito come tecnica di protezione contro la ‘crisi della presenza’. In un’epoca così frammentata, tornare a quei gesti antichi significa cercare un centro, una difesa psichica. Non è nostalgia, è studio delle radici per capire come restare umani oggi, mantenendo intatto quel legame magico con l’esistenza che la modernità ha provato a recidere.”
Anche il corpo e la danza sembrano avere un ruolo centrale nel videoclip: quanto vi interessa la dimensione performativa del movimento?
“Il corpo non mente mai. La danza nel video non è coreografia estetica, ma movimento giocoso, una prosecuzione del canto e del ritmo della chitarra battente. Ci interessa esplorare come il corpo possa diventare un ponte tra la terra e il suono. Vedere la figura umana che si muove tra i calanchi restituisce il senso della nostra fragilità e, allo stesso tempo, della nostra potenza rituale autoliberatoria.”
Più che illustrare il brano, il video sembra espanderne il significato: quanto dialogano tra loro musica e immagine nel vostro processo creativo?
“Per noi musica e immagine non viaggiano su binari separati; sono due facce della stessa ricerca. Nel processo creativo, il suono spesso suggerisce visioni, e quelle visioni poi tornano a influenzare il modo in cui suoniamo. Il video espande il brano perché gli dà uno spazio fisico in cui abitare. Non illustra le note, ma costruisce l’altrove in cui quelle note sono nate.”


Scopri di più da Rifugio Musicale

Abbonati ora per continuare a leggere e avere accesso all'archivio completo.

Continua a leggere