Nel panorama musicale contemporaneo, in cui la sorpresa sembra a volte un esercizio raro, ci sono artisti e storie che riaffiorano come tracce lasciate sul fondo. Non si impongono subito: chiedono tempo, ascolto, e una certa disponibilità a fare i conti con la curiosità.
Ed è proprio qui che, dopo una prima esperienza nel mondo mainstream del grande palco del Festival di Sanremo nel 2021, Simone Avincola, cantautore romano classe 1987, si ferma e si chiede: «Perché non indagare su Enzo Carella?».

Qualche anno prima della nascita di Avincola, precisamente nel ’79, Enzo Carella aveva calcato quello stesso palco cercando di “tentare” il pubblico del Festival di Sanremo che, alla fine, lo fece arrivare al secondo posto. (qui la sua esibizione) https://youtu.be/HQd9YjwJeic?si=TtqVhqS0Dop4Xygd
Un artista dal forte estro musicale, prima espresso sotto forma di disegno, poi attraverso la sperimentazione musicale, accompagnata dalle atmosfere create dalle parole e dalle metafore di Pasquale Pannella.
Nel libro Dolce tu per tu, Avincola prova a ricostruirne il profilo senza irrigidirlo in una biografia lineare. Ne viene fuori un racconto fatto di voci, di memorie raccolte, di frammenti che non sempre combaciano ma che proprio per questo restituiscono qualcosa di più vicino alla vita. Attorno a Carella si muovono amici, musicisti, testimoni. E poi immagini, fotografie inedite, e contributi che arrivano da mondi diversi: dai Goblin a Samuele Bersani, Colapesce, Fulminacci, Galeffi, Dente, fino a Maccio Capatonda.
In queste storie ritorna spesso il fascino dei “vinti”, nella vita come nella carriera: percorsi in cui la sincerità e l’autenticità con cui si sceglie di stare al mondo possono comportare una forma di fragilità, ma anche produrre una ricchezza duratura. Da questa stessa tensione sembrano nascere eredità musicali ancora vive, aperte, capaci di continuare a generare emozioni e nuove interpretazioni nel tempo.
L’operazione di riscoperta si muove così tra archivio e racconto orale, riportando al centro una figura che resta laterale rispetto alle narrazioni più canoniche della musica italiana, ma che continua a generare risonanze nel presente.
Ieri, al Caffè Letterario, in occasione del Medimex Book Stories 2026, quella traccia ha trovato di nuovo uno spazio. La voce di Simone Avincola, insieme a Corrado Minervini e al pubblico presente, ha riportato Enzo Carella in una dimensione viva, presente, come se la distanza si fosse per un momento assottigliata fino quasi a scomparire.



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