MARCIO torna con “Ribes”: tre anni di silenzio per ritrovare la propria voce


Si intitola “Ribes” il nuovo singolo del cantautore urban pop MARCIO, disponibile in radio e su tutte le piattaforme digitali dal 26 giugno. Il brano racconta la forza degli incontri che sembrano scritti dal destino e il modo in cui alcune persone riescono a lasciare un segno profondo nel nostro percorso. Attraverso una scrittura intensa e fortemente evocativa, l’artista esplora la complessità dei legami umani, raccontando relazioni capaci di trasformarci, insegnarci qualcosa e modificare la direzione delle nostre vite. Il titolo prende spunto da una metafora presente nel testo: il ribes diventa l’immagine di un volto segnato dalle lacrime, simbolo di emozioni che restano addosso e di ferite che contribuiscono a renderci ciò che siamo. 

“Ribes” segna il tuo ritorno dopo tre anni di silenzio discografico. Come hai vissuto questo periodo lontano dalle pubblicazioni?

Prendersi un po’ di tempo, per un artista, a mio parere è davvero importante, sia dal punto di vista della costruzione della propria identità, sia perché siamo persone in continua trasformazione ed evoluzione e quindi è fondamentale concedersi il tempo necessario per integrare al meglio questi cambiamenti.

La distanza dal mondo discografico in questi anni è stata importante sotto tanti aspetti: da un punto di vista personale, trasformativo, ma soprattutto artistico. Mi ha permesso di lavorare con più consapevolezza sulla direzione del mio progetto, che prima era ancora in una fase embrionale; ma anche di conoscere meglio me stesso. Viviamo in un’epoca velocissima e purtroppo l’arte ha bisogno anche di silenzio, del buio, della lentezza. Grazie a questo periodo di pausa ho capito meglio dove voglio andare e a cosa voglio tendere artisticamente. È stata un’assenza proficua e utile. A volte il tempo è proprio ciò che ci serve per capire davvero cosa vogliamo fare. D’altronde Roma non è stata costruita in un giorno!

Cosa è cambiato nel tuo modo di scrivere e di vedere la musica rispetto ai lavori precedenti?

Sicuramente c’è una maturità diversa sia nel mio modo di approcciare la scrittura, sia nel modo di interpretare e cantare i brani. In questi anni ho lavorato molto sulla voce, perché mi piace conoscere a fondo questo strumento che ogni artista possiede e che, secondo me, dovrebbe imparare a padroneggiare il più possibile.

Ho notato che, parallelamente alla crescita del mio strumento, si è sbloccata anche una profondità diversa nella mia scrittura. È come se, conoscendomi meglio dal punto di vista vocale ed espressivo, fossi riuscito ad accedere a parti di me che prima non emergevano con la stessa chiarezza. Per questo motivo trovo che Ribes, e anche i brani che usciranno da oggi in poi, siano molto più introspettivi e abbiano uno spessore diverso rispetto ai miei lavori precedenti.

La cosa bella è che, quando sei nel mezzo di una trasformazione, spesso non ti rendi conto di quello che sta accadendo. Oggi però, guardandomi indietro, vedo un cambiamento importante e sono davvero molto contento di questa crescita.

Hai mai avuto paura che questa pausa potesse allontanarti dal pubblico?

Sinceramente no, perché io stesso sono fan di artisti che considero grandi, come Elisa o Giorgia, e più volte mi è capitato di aspettare un loro ritorno anche dopo anni di assenza.

Credo che quando una persona si lega alla musica di un artista, in qualche modo cresca insieme a lui/lei. Le persone che ascoltavano la mia musica prima sono cresciute, così come sono cresciuto io. Per questo penso che una pausa del genere, più che allontanarmi dal pubblico, possa addirittura avvicinarmi a chi mi segue.

Sono anche dell’idea che un artista, prima di tutto, sia un essere umano. Spesso siamo abituati a vedere gli artisti come personaggi pubblici, ma dietro c’è una persona che vive trasformazioni, cambiamenti e, a volte, anche momenti di crisi, proprio come tutti gli altri.

Quindi no, non ho mai avuto paura che questa pausa potesse allontanarmi dal pubblico. Anzi, credo che abbia alimentato la curiosità di chi mi ascoltava già prima. Sono molto contento di tornare con questo brano e sono fiducioso che possa arrivare a tante persone.

Quanto è stato importante prenderti del tempo per la ricerca artistica prima di tornare con nuova musica?

Direi tantissimo. È stato molto importante prendermi del tempo, come dicevo prima, per approfondire la conoscenza del mio strumento, cioè la voce, che secondo me è lo strumento più completo che esista per un artista.

Ma è stata anche una ricerca molto precisa di suoni e sonorità che potessero rappresentare al meglio questa nuova visione della mia musica e questo nuovo percorso artistico.

In questi anni è stato fondamentale poter esplorare uno stile diverso, cercando però di mantenere sempre un’identità riconoscibile. Ho avuto modo di conoscere professionisti del settore, lavorare con produttori diversi e confrontarmi con tanti artisti incontrati in vari eventi. Tutte queste esperienze mi hanno arricchito molto. Diciamo che sono stati anni in cui ho potuto “coltivare” quello che stava crescendo dentro di me, e questo ha fatto sì che potesse svilupparsi nel modo migliore.

Perché hai scelto proprio “Ribes” come primo tassello di questo nuovo percorso?

Perché penso che Ribes sia un po’ la punta di diamante del mio nuovo progetto, e sarà anche uno dei brani a cui tengo di più all’interno di un futuro album o EP.

Dentro Ribes sono racchiusi diversi elementi del mio percorso: innanzitutto la mia crescita vocale, che è la prima cosa che secondo me emerge, ma anche un nuovo modo di lavorare sulle melodie e una ricerca di sonorità e di ritmo che prima non avevo mai avuto modo di sperimentare.

È anche un brano molto fresco, quindi non vedevo l’ora che uscisse in un periodo estivo. Me lo sono conservato a lungo, finché non ho sentito che era arrivato il momento giusto per farlo venire alla luce.

Mi piace pensare che alcuni brani, anche se nascono in pochissimi giorni, per essere condivisi davvero con tutti abbiano bisogno di un tempo giusto, di un momento che l’artista sente dentro. E io sono una persona che si ascolta molto, quindi ho percepito che quest’anno fosse il momento giusto per tornare in scena.

Cosa rappresenta oggi MARCIO rispetto all’artista che pubblicava i suoi primi singoli?

Marcio lo immagino come il mio alter ego.

A volte sento proprio che prenda il sopravvento, soprattutto quando scrivo i brani. È una sensazione particolare, come se fossi mosso da un’energia che non è del tutto “solo mia”. Mi succede da quando ero piccolissimo, da quando ho iniziato a scrivere: come se, in alcuni momenti, qualcosa scrivesse insieme a me o attraverso di me.

È una cosa difficile da spiegare, ma la vivo come una sorta di guida interiore, una presenza che fa parte di me e che mi accompagna nei momenti più creativi e anche più complessi.

Per me oggi Marcio rappresenta sia una persona, sia un’energia: l’energia che poi prende forma nei brani, e che continuerà a emergere anche nei nuovi lavori.

La differenza tra il Marcio di prima e quello di oggi è che quello di adesso è semplicemente cresciuto. È più consapevole, e in qualche modo la sua luce è diventata più forte.


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