Un anno fa, battezzavano la prima estate pandemica con un disco destinato a lasciare l’acquolina in bocca a chiunque non smette di essere affamato di bellezza. Dopotutto, cosa ci si poteva aspettare dai quattro ragazzi spezzini, che nella vita hanno sempre preferito le domande alle risposte definitive, i dubbi alle facili certezze, le porte che si aprono alla sicurezza di quattro muri claustrofobici? In effetti, Oplà Vol. 2 è esattamente tutto questo: una fuga da qualsiasi gabbia di genere, una frequentazione nomadica di stili e linguaggi diversi, una confusione architettata ad arte per ricordare a tutti che “Musica è Libertà” e che non esistono dosaggi giusti se non quelli che
derivano dall’urgenza del cuore e dell’istinto; per dirla come loro, Oplà Vol. 2 altro non è che “un’isola spersa in un arcipelago infinito”, e che voglia che prende di riprendere (subito) il mare!
Ma sopratutto, di ripremere play. Oplà Vol. 2, la seconda e ultima parte della prima epopea dei Moca, fuori ovunque per La Clinica Dischi. Registrato, prodotto e mixato da Leonardo Lombardi (ELLE) presso La Clinica Dischi.

Raccontateci un po’ di voi, qualcosa che non sia già scritto nelle biografie ufficiali.

Si potrebbe iniziare con un aneddoto imbarazzante, quella volta che siamo andati a luglio a fare uno scatto al mare.

Fino a qua sembrerebbe tutto tranquillo, se non che avevamo deciso che il concept sarebbe stato “i rocker al mare”. Bardati con pellicce e giacche di pelle, dopo un sano after ci siamo presentati in una delle spiagge più affollate della nostra provincia.
A parte il caldo tropicale e l’imbarazzo nell’essere palesemente dei disadattati, la cosa più assurda è che, vuoi per le condizioni psicofisiche ancora alterate, vuoi le per occhiaie scavate, non siamo nemmeno riusciti ad ottenere degli scatti decenti. Ci siamo solo fatti solo una bella sudata.

Come nascono e prendono forma le vostre canzoni? Chi si occupa della musica e chi della tessitura musicale?

All’interno dei due volumi di Oplà ci sono pezzi nati da idee di alcuni di noi e altre rielaborate tutti insieme. Attualmente siamo tutti coinvolti nel processo creativo, dall’ultimo anno abbiamo iniziato a comporre i nostri brani come fossero un brainstorming, si parte da un’idea che possono essere degli accordi di chitarra o pianoforte e poi si costruisce insieme sia il testo che la strumentale.

Dopo la pubblicazione del disco “Oplà Vol. 1” – uscito ormai un anno fa – esce “Oplà Vol. 2”: si tratta, dunque, di un album diviso in due volumi. Qual è il fil rouge che lega questi due dischi e secondo quale criterio sono stati scelti i brani del primo e del secondo volume?

Oplà è nato per necessità, avevamo un disco d’esordio in uscita e due settimane prima dell’uscita l’Italia è piombata in lockdown, quindi abbiamo dovuto riformulare i nostri progetti.
Abbiamo scelto di suddividere Oplà in due volumi e arricchire la tracklist con i brani che avevamo composto in pandemia, a questi si sono aggiunti altri tre brani scritti tra l’estate 2020 e la primavera 2021.
Sostanzialmente abbiamo deciso che in entrambi i volumi ci sarebbero stati brani che sarebbero dovuti essere nell’originale Oplà, in modo tale da poter continuare a dare quell’immagine che nella nostra testa componeva Oplà.

Tra i sedici pezzi che corrono a formare l’intero album, qual è quello che più vi rappresenta, che non può e non potrà mai mancare in un vostro live? Quale, invece, il brano più richiesto dal vostro pubblico?

Il brano che chiude il Volume 2 e quindi idealmente chiude il percorso di Oplà, Fino a Stasera.
In alcuni concerti nel 2019 lo avevamo suonato cercando di coinvolgere il pubblico con il solito giochino di mettersi tutti giù e rialzarsi saltando quando rientrava il ritornello e possiamo dire che il pubblico ha sempre reagito positivamente, quindi sicuramente non mancherà mai nei nostri concerti.
Il pezzo più richiesto è ovviamente Relazionatore, il più ascoltato anche grazie alle playlist di Spotify, anche quello è un grande classico.

Avete mai riflettuto sul concetto di libertà e di libera espressione? Cosa significa per voi e quanto pensate conti veramente al giorno d’oggi?

Pensiamo che sia un diritto inalienabile nella società in cui viviamo.
Già semplicemente nei nostri brani ci capita di parlare di stranezze, usare immagini forti, cosa succederebbe alla scrittura musicale se improvvisamente non si potessero usare parolacce per esempio? O parlare di tematiche scomode ad un governo?
Quindi per come la vediamo noi conta sicuramente, perché altrimenti noi e tanti altri non scriveremmo le canzoni che continuiamo a scrivere.

Nell’attuale società dell’immagine, dove molto spesso si prediligono i lunghi silenzi alle parole, quanto è importante e complesso saper comunicare con la retorica?

La retorica è un’arte che l’uomo si porta avanti da millenni e quindi probabilmente non sarà la stranezza della società contemporanea ad eliminarla.
È importante riuscire a capire quanto e soprattutto il che dosi utilizzarla, delle volte si può anche ottenere l’effetto contrario a quello sperato e un’immagine troppo artificiosa può non essere capita o addirittura fraintesa.

Provate ad attribuire un colore e un sapore alla vostra musica e motivate la vostra scelta.

Arancione, un colore estivo, solare, ma allo stesso tempo anche il colore di cui si tinge il mondo in autunno, quindi in qualche modo riunisce sia un lato vivace, che uno riflessivo, come la nostra musica.

State già lavorando a nuovi brani da proporre in futuro? Potete darci qualche anticipazione?

Si, stiamo imbastendo nuovi progetti, ma la direzione è ancora da decidere.
Si potrebbe dire che siamo in mezzo ad un arcipelago e dopo aver completamente visitato la prima isola stiamo osservando le altre scegliendo quale sarà la prossima su cui approdare.
Basta, non possiamo dire altro.

MOCA, siamo arrivati ai saluti, ma il finale spetta a voi. Salutate i nostri lettori con una frase per voi importante! Vi ringrazio per la chiacchierata!

Ciao a tutti i ragazzi di Rifugio Musicale, vi vorremmo lasciare con una frase tratta da “Fino a Stasera”, sperando che quest’estate e questa metà di 2021 possa essere un anno di emozioni forti e divertimento

“Per ora e finché l’istante finisce”

 

 

Giulia Massarelli