La Junta Escondida torna con un nuovo progetto discografico che – in occasione del centenario della sua nascita – celebra il genio di Astor Piazzolla, il compositore di tango più innovativo del ‘900. “Suite Punta Del Este” è un’opera che Piazzolla scrisse durante la sua permanenza negli anni ’80 a Punta Del Este, uno dei principali centri turistici dell’Uruguay. Un luogo che l’artista amava e che considerava un’oasi di benessere per staccare dalla sua routine di interminabili tournée in giro per il mondo.
Punta Del Este è anche la città del violista de La Junta Escondida – Franco Gonzalez Bertolino – il quale conobbe Piazzolla negli ultimi anni della sua vita e che da musicista studiò appassionatamente, arricchito dai racconti del padre e della nonna. Per la prima volta, La Junta Escondida ha realizzato un arrangiamento dell’opera per quintetto, che ha inciso lo scorso aprile 2021 al Teatro Dell’Unione di Viterbo, con un’intelligente attività di valorizzazione di teatri e luoghi della cultura al tempo chiusi e disabitati a causa dell’emergenza sanitaria.

Diamo il benvenuto sulle nostre pagine a La Junta Escondida! Raccontante qualcosa di voi ai lettori di Rifugio Musicale: come nasce questo progetto e chi ha lanciato l’idea?
La Junta Escondida è il risultato di una serie di fortunati incontri avvenuti nel momento giusto. Nel 2017 prima di coinvolgere Leonardo Spinedi (Violino e Chitarra) e Giampaolo Costantini (Bandoneon) nella Junta Escondida, condividevo un’altra formazione di tango con Riccardo Balsamo (Pianoforte) e Hector Faustini (Contrabbasso) con i quali cercavamo di fare qualcosa di artisticamente sostanzioso. Quando parlai del progetto a Leonardo, mi sorprese l’entusiasmo con cui decise di aderire. Nel caso di Giampaolo, con il quale suonai una sola volta in milonga (e rimasi molto stupito dal suo suono), andai diretto al punto chiedendogli se volesse suonare con noi. Così, piano piano il gruppo iniziò a prendere forma finché ci ritrovammo alla fine dell’anno con un gruppo consolidato e con gran voglia di fare.
Credete sia facile, al giorno d’oggi, farsi strada nel mercato musicale italiano? Quali sono le più grandi difficoltà che avete incontrato fino a questo momento? Com’è, invece, la situazione all’estero?
È complesso generalizzare parlando di “mercato musicale”, visto quanto è vario e specifico nei suoi diversi generi. Penso che sia molto difficile fare strada nel mercato italiano, per diverse ragioni: il primo è che la musica dal vivo è molto meno supportata, un esempio palese, almeno nel mio campo, lo si vede nella classica, sia nelle formazioni orchestrali che da camera. Se prendiamo il caso della Junta Escondida la situazione è molto più complessa. In primis, se consideriamo che per colpa del covid le milonghe (luogo dove si balla il tango) sono rimaste chiuse fino a poco tempo fa. Inoltre, purtroppo nell’ambiente del tango la musica dal vivo – almeno in Italia – è molto legata al ballo più che all’ascolto.
Noi in Italia suoniamo molto e ci piacerebbe performare più nei teatri che nelle milonghe, il nostro approccio al tango è molto più vicino alla musica da camera. All’estero è diverso: prima del covid abbiamo fatto una tournée in Germania…lì c’è proprio un altro tipo di cultura e rispetto nei confronti della musica e dei musicisti.
Parliamo ora di “Suite Punta Del Este”, un’opera che il compositore di tango più innovativo del ‘900, Astor Piazzolla, scrisse durante la sua permanenza negli anni ’80 a Punta Del Este. Cosa rappresenta per voi quest’opera e di chi è stata l’idea dell’arrangiamento per quintetto?
Per noi la “Suite Punta del Este” rappresenta un grande traguardo, personalmente è un sogno che si realizza, un sogno che era rimasto per troppo tempo chiuso in un cassetto. Sono cresciuto a Punta del Este in Uruguay dove ho vissuto fino a 21 anni. Come potete ben immaginare sono state tantissime le volte in cui passavo i miei pomeriggi o sere di estate ad ascoltare la Suite, soprattutto se considerate che era stata scritta a pochi passi da casa mia, nello chalet “El Casco” dove Piazzolla alloggiava quando veniva in vacanza. Quindi per me sentire la musica della Suite è sentire la musica di casa mia, un mondo fatto di natura, boschi di pini e eucalipti, strade di terra e poco più in là l’oceano atlantico che mi richiama con le sue onde e la sua immensità. Questo sogno prese forma l’anno scorso mentre eravamo in studio impegnati ad incidere il nostro primo album “Iracundo”. Tra una pausa e l’altra, notai che fra i dischi che stavano su uno scaffale c’era proprio il disco della Suite Punta del Este di Piazzolla. È stata come una “annunciazione” …era arrivato il momento.
Ci sono altri Maestri, geni, che vi piacerebbe portare nel vostro repertorio? Perché?
Sì, tanti. Lo abbiamo fatto nel nostro primo album inserendo il “Tango” di Stravinsky e arrangiando anche un movimento del “Concerto per Quattro Violini” di Antonio Vivaldi. Attualmente ci interessa tantissimo Eduardo Rovira , contemporaneo di Piazzolla , un grandissimo compositore ma che ancora non ha la rilevanza che si merita.
Dopo questo album, quali saranno i vostri prossimi passi? Come continuerete a sorprendere i vostri ascoltatori?
Diciamo che al momento ci stiamo godendo quello che abbiamo realizzato nell’ultimo anno, che nonostante il covid è stato ricchissimo per noi: abbiamo inciso il nostro primo album, che abbiamo presentato su Rai Cultura e pubblicato la “Suite Punta del Este”, che vedrà a breve anche una tiratura in formato vinile, il tutto grazie all’etichetta discografica “Promu Label” che ha fatto diventare tutto realtà, sostenendoci e credendo veramente in noi. Ci riteniamo più che soddisfatti. Per i futuri progetti abbiamo qualcosa di molto interessante in mente ma non vogliamo rovinare la sorpresa!
La Junta Escondida, siamo arrivati ai saluti ed io vi ringrazio per essere stato con noi. Le ultime righe sono per voi, potete aggiungere ciò che volete! Ciao e a presto!
Innanzitutto, grazie a voi, possiamo aggiungere che personalmente a prescindere da tutte le difficoltà chiudiamo l’anno in positivo, e non è stato per niente semplice. Questo per dire che bisogna non mollare e crederci veramente. Quindi cari lettori, sostenete la musica dal vivo così ci potremo vedere presto!

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