Gabriella Martinelli è un’artista poliedrica in continua evoluzione. Cantautrice e polistrumentista dalle molteplici influenze musicali che s’incontrano in un progetto artistico del tutto originale. Negli anni ottiene importanti premi legati alla canzone Italiana, fra cui Musicultura, Premio Bindi, Targa Bigi Barbieri, Premio L’Artista che non c’era.
Il nuovo album vede collaborazioni preziose come quella con Erica Mou nella traccia “Un’altra carezza” e l’incontro con Erriquez della Bandabardò con cui ha scritto “Si può essere felici”.

Gabriella Martinelli, è un vero onore ospitarti sulle pagine di Rifugio Musicale! Rompiamo subito il ghiaccio con un tuo ricordo: racconta ai lettori un episodio imbarazzante accaduto durante la tua carriera artistica!
Ero in concerto a Matera in uno spazio all’aperto molto suggestivo, davanti a tante persone, quando sul più bello di un acuto a bocca aperta, un insetto dalle dimensioni non definite ha pensato bene di finirmi in gola uccidendo tutta la magia e regalandomi una mega figura di …
C’ho messo un po’ a liberarmi dell’alieno tra una risata e un soffocamento. Il mio concerto è diventato uno spettacolo di cabaret, però alla fine della serata ho venduto più dischi del solito. Quasi quasi potrei pensare di ripetere il numero altre volte.
C’è un’immagine di te, in particolare, che ti piace dare al pubblico? Che tipo di rapporto ha Gabriella con i social? E con i fan?
Mi diverte raccontare la multiformità di influenze e di gusti che fa parte di me e che ha a che fare con il concetto di libertà e di ricerca continua. Le mie canzoni sono lo specchio di quello che vivo ma anche di uno sguardo collettivo che non mi lascia indifferente.
Il live è sicuramente la dimensione che preferisco, in cui riesco a trovare una sinergia maggiore con il pubblico, perché la musica per me è anche corpo. Mi piace creare un rapporto diretto con chi mi ascolta.
Un’altra arma di connessione divertente sono i social, che in pandemia hanno aiutato a riempire il vuoto dei concerti accorciando per un po’ le distanze. Uso molto IG, lo vivo come uno strumento creativo dove pubblicare le curiosità e le novità dei miei lavori discografici e i miei quadri.
Cosa non dimenticherai mai dell’esperienza sanremese e com’è poi cambiata la tua vita? In che modo?
Sanremo è stata un’esperienza bellissima che mi ha lasciato tantissimo sia dal punto di vista umano che lavorativo. Il palco dell’Ariston vibra di energia fortissima. Unica pecca: è durato tutto troppo poco, mi piacerebbe tornarci.
Sono contenta di aver partecipato con un brano come “Il gigante d’acciaio”, e di aver dato voce a tanta gente che ha risposto con un affetto incredibile. Peraltro il paradosso di dover scegliere tra salute e lavoro è un tema oggi attuale più che mai e che ci vede tutti coinvolti a causa della pandemia.
È stato prezioso aver condiviso Area Sanremo e il palco dell’Ariston con Lula, un’artista che stimo. Ci piaceva l’idea di lanciare un messaggio di forza, di condivisione, un invito a non rimanere in silenzio.
Dopo Sanremo ho intrapreso un percorso con una squadra più grande e mi sono dedicata alla scrittura del mio nuovo disco.
Parlaci ora del tuo nuovo album “Tutto daccapo”: tutto ciò che c’è da sapere e quello che ancora non è stato detto!
“Tutto daccapo” è un album nato durante il lockdown. Mi è mancato tantissimo viaggiare, incontrare e conoscere persone diverse a ogni ora del giorno e della notte. Solitamente scrivo partendo dalle storie della gente che incontro in giro per il mondo. Questa volta sono ripartita da me stessa. Mi sono presa il mio tempo, osservandomi a fondo, confrontandomi anche con la mia vulnerabilità. La società in cui viviamo ci dice che non possiamo mai permetterci di cadere. Ma noi siamo il disegno anche delle nostre fragilità.
Racconto la generazione di cui sono figlia, precaria e incastrata spesso nelle abitudini, ma sognante e creativa. Parlo di libertà, di nuove sfide, delle forme di violenza di genere che ci riguardano e che meriterebbero una rivoluzione culturale. Canto la fluidità, l’amore senza schemi né etichette.
È un disco trasversale che spazia dal pop al rock, dall’indie all’elettronica, come un quadro di ampio respiro, su uno sfondo non convenzionale e non definito.
Mi sono rifatta agli artisti che amo di più, come Bowie e St.Vincent anche nella visione estetica del mio progetto. Adoro giocare con la teatralità del mio corpo e ho intrapreso da poco una collaborazione con una stilista di Firenze che realizza per me delle curiose gorgiere, grandi colli circolari che si rifanno all’età Elisabettiana.
Ancora oggi il corpo delle donne è ricoperto di pregiudizi, stigmatizzazioni e significati che ostacolano la ricerca della felicità. Da Donna e Artista sensibile, cosa significa per te essere felice?
Per rispondere alla tua domanda riprendo una riflessione di Francesca Michielin che con il suo podcast, Maschiacci, racconta sempre molto bene per cosa devono lottare ancora oggi le donne. Dice così:
“È un continuo di «ah, la scollatura di quella», «eh, il momento sexy di quell’altra». Se fai un video in costume, sei un puttanone. Se lo fa un uomo, è una rockstar.”
Viviamo in una società profondamente classista e le donne rappresentano ancora una categoria discriminata.
Le forme di violenza di genere che ci riguardano sono tante: lo stupro, la disparità salariale, l’inferiorizzazione simbolica, la svalutazione morale in base ai costumi, l’invisibilità, l’imposizione dei ruoli.
La cosa a mio avviso più preoccupante è l’invisibilizzazione di un fenomeno di stampo culturale dal quale non riusciamo a liberarci.
Per demolire anche solo una parte di questo problema dobbiamo restare unite e trovare il coraggio di non stare più zitte, anche a costo di essere definite delle rompicoglioni.
Per me essere felice significa fare e dire apertamente quello che penso, nel rispetto di me stessa e degli altri, anche se costa fatica e può risultare scomodo.
Condividere i miei sogni mi aiuta a sentirmi libera.
Facendo riferimento alla tua esperienza: cosa vuol dire essere una cantautrice oggi in Italia e, secondo te, nel mondo musicale quanto spazio viene dato alle donne?
Anche nel mondo della musica questo retaggio patriarcale si respira.
Gli spazi per noi sono sempre troppo pochi, scarseggiano i nomi femminili nelle line-up dei festival musicali eppure noi ci siamo e siamo in tante… e siamo pure brave eh! 😉
La musica così come il talento non hanno sesso.
Le musiciste sono soggette a pregiudizi inutili, secondo cui non saprebbero suonare o almeno non così bene come i maschi e secondo cui farebbero musica destinata a sole donne. Una volta durante una masterclass di scrittura (tenuta peraltro da un uomo) ho sentito dire che le canzoni scritte dalle ragazze parlano quasi sempre di “cose uterine” come se la nostra unica possibilità di espressione fosse l’emotività. La storia invece da sempre insegna l’esatto contrario da Janis Joplin, a Patti Smith, Lady Gaga, Rihanna, ma anche guardando non poi così lontano, Carmen Consoli, Emma, la stessa Francesca Michielin di cui ti parlavo prima, Veronica de La Rappresentante di Lista. È la storia di donne che raccontano il mondo in modo non convenzionale, prendendo posizione, facendo rivoluzione. Abbiamo tante cose da dire, molto più di quanto si creda.
Anche io nel mio piccolo, faccio musica per il desiderio di vivere in una società che spero possa diventare migliore, con uno sguardo attento a quello che mi circonda.
Per fortuna nel tempo si sono create tante comunità di supporto per donne che lavorano in campo musicale alla ricerca di in un’industria dominata dagli uomini. Ne cito qualcuna: shesaid.so, keychange, equaly.
Ora parliamo di tempo. Se fosse possibile e avessi a disposizione una macchina del tempo, torneresti nel passato o precipiteresti nel futuro?
Volerei volentieri nel futuro per sbirciare un po’ cosa mi aspetta.
Non cambierei quello che è stato, ha tutto un senso e fa parte dell’evoluzione naturale delle cose.
Sempre a proposito di futuro, come continuerai a stupire i tuoi ascoltatori? Quali saranno i tuoi prossimi passi?
Ci sarà un tour in Primavera insieme ai miei compagni di viaggio insostituibili, Paolo Mazziotti e Andrea Iannicola. Non vedo l’ora! Mi sto suonando sotto… si può dire?
Gabriella Martinelli, ti ringrazio per questa piacevole chiacchierata. La nostra intervista è giunta al termine, ma l’ultima parola va a te per aggiungere ciò che vuoi: spazio alla fantasia! A presto!
Grazie a te e ai lettori di Rifugio Musicale. Spero di rincontrarvi presto. Vi saluto con alcuni versi di TUTTO DACCAPO, la title track del disco augurandovi di rinascere tutte le volte che volete, come vi pare, senza paura. Un abbraccio grande.
“Facciamo tutto da capo
Mettiamo le mani sul mondo
E non c’è niente di strano
Se abbiamo paura di cadere giù”

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