Esdì (Enrico Loprevite) è un rapper romano classe ’91. Dopo una lunga gavetta nella scena hip hop, negli anni ’10 del 2000 è stato uno dei punti di riferimento dell’underground romano grazie alla sua attività all’interno di AiTown, label indipendente e organizzazione di eventi black. Dal 2016 al 2019 si è esibito nelle jam di riferimento di tutta italia, condividendo il palco con grandi artisti italiani e internazionali con la sua crew The Movement, composta da Santa Sangre, Delgado, Luci Soffuse, Libba e Dr Testo. Ha all’attivo 4 album e numerose collaborazioni in diversi progetti discografici.
Oggi è uno dei fondatori e responsabili di Promu s.r.l., società che si occupa di produzione discografica, management artistico e organizzazione di grandi eventi nel settore della classica, jazz e contemporanea.

Esdì, benvenuto su Rifugio Musicale! Cominciamo questa intervista con una rivelazione inedita: raccontaci qualcosa di te che non sia già nelle biografie ufficiali!
Bah.. non saprei che rivelazione bomba fare…non è che abbia chissà quali segreti non rivelati haha. Forse quello che non è scritto nelle “biografie ufficiali” è che sono laureato in filosofia, frequento i soliti 5 amici da quando ero bambino e mi piacerebbe avere un cane.
Chi non può mai mancare nelle tue playlist musicali? Oltre al rap, ci sono altri generi musicali che ti piace ascoltare?
Ultimamente ascolto di continuo un tris di album che hanno riportato, secondo me, la chiesa al centro de villaggio nel genere hip hop in Italia: “Noi, Loro, Gli Altri” di Marracash, “GVESVS” di Guè e “Virus” di Noyz Narcos. Ascolto di tutto, visto che lavoro anche nei settori di classica, jazz e contemporanea. Sono incuriosito da tutta la musica interessante. Però il rap è casa mia, ci sono cresciuto. Non c’è un giorno che non ascolto un brano di qualche rapper italiano o straniero. Anche se mi capita di ascoltare la 3 Sinfonia di Schumann, quando stacco devo mettere su i Cypress Hill…è più forte di me.
“30 inverni” è la tua ultima fatica. Una sorta di testamento, di presa di coscienza. Si tratta di un album molto importante per te: ti va di spiegarci le motivazioni e cosa ti ha spinto alla pubblicazione?
Ho iniziato ad approcciarmi a questo genere a 14 anni circa. Da allora, ogni volta che riuscivo a ritagliarmi del tempo libero mi dedicavo all’Hip Hop: scrivere, registrare, organizzare eventi, suonare dal vivo…ho fatto di tutto in quasi tutte le città d’Italia. Il bello di questo genere è il senso di comunità, perlomeno che c’era un tempo, quindi l’importanza di stare insieme, di fare gruppo, della crew. In linea con questi principi, ho realizzato 3 dischi, che sono riuscito a portare in giro, con la mia cricca del tempo appunto. Crescendo, ho sentito la necessità di stare un po’ più da solo. Poi, si sono susseguite vicende personali e questa tragedia del Covid-19, che mi hanno distaccato completamente da determinati circuiti. Per la prima volta, ho scritto un disco senza sentirmi condizionato, nel bene e nel male, da una dinamica di gruppo di appartenenza. Sono passato da registrare dischi con 20 persone in studio, ad essere soltanto io e il producer. Questo mi ha permesso di guardarmi allo specchio e di tirare una prima linea su chi sono stato e chi sono oggi al compiere dei 30 anni, un’età che per me ha sempre rappresentato la fine delle vacanze, l’inizio della vita adulta.
Quindi, questo disco, come tutti quelli che ho fatto, nasce dall’esigenza di raccontarmi; però, a differenza di quelli precedenti, l’ho fatto per semplice terapia, non volevo nemmeno farlo uscire. Poi, con Whitenoise abbiamo realizzato che stavo tirando fuori la mia parte umana e artistica migliore e quindi lo abbiamo pubblicato. Sono contento sia andata così. Anche se a dire la verità, ora che il disco è uscito mi viene un po’ di malinconia. La cosa più bella di questo album è stato proprio l’incessante (quasi estenuante) processo creativo a casa di Whitenoise. Il disco ha 9 brani, ma penso che tra prove, bozze e cazzeggi abbiamo tipo 50 progetti su ableton.
Qual è il tuo rapporto con il tempo e come agisci di fronte al suo scorrere incessante?
Scrivere questo disco mi ha aiutato a combattere la nostalgia. Sono sempre stato troppo ancorato al passato, forse per paura del futuro. Ora me la vivo apparentemente bene, mi ricopro di impegni per non pensarci: “riempire l’agenda per colmare l’anima / la noia uccide più che in Afghanistan”. Il mio grosso problema è che non mi godo mai il “qui ed ora”. Quando faccio una cosa, penso già alla prossima. Poi sono parecchio competitivo con me stesso, non mi perdono mai, odio perdere tempo. Insomma, hai centrato il punto: il tempo è la mia più grossa croce, da sempre. Ne parlo in tutti i miei dischi.
Quanto ti senti parte dell’attuale panorama musicale di tendenza? C’è un momento storico preciso in cui avresti voluto vivere? Quale e perché?
Non lo so se sono parte di un panorama musicale di tendenza, sicuro io non sono la tendenza hahaha. Per quanto riguarda il periodo storico…mi sarebbe piaciuto vivere negli anni in cui non era tutto così continuamente ripreso da telecamere, quando era tutto un po’ più autentico e meno “di tendenza” appunto.
Quale è la più grande paura di Esdì?
Non saper reagire agli eventi pesanti della vita. Come, ad esempio, perdere completamente il controllo per la morte di un proprio caro. Non penso di aggiungere altro.
E ora, come continuerai a stupire i tuoi ascoltatori? Nuovi progetti in arrivo?
A breve uscirà il disco del violoncellista Simone De Sena, con il quale abbiamo creato un progetto veramente rivoluzionario, a mio parere, per la musica classica e la musica in generale. Per il resto, mi godo il mio disco. Mi piace che questo progetto apre delle conversazioni che vanno oltre al “a quale rapper ti ispiri?” e si parli un po’ di vita vera.
Esdì, la nostra intervista è giunta al termine, ora puoi salutare i lettori come meglio preferisci… grazie per essere stato con noi e a presto!
Grazie mille per lo spazio e grazie mille a voi che leggerete. Spero che il mio disco vi piaccia e che vi lasci qualcosa da conservare non solo in una playlist.

Devi effettuare l'accesso per postare un commento.