Nata e cresciuta tra le quinte e il palco del Teatro Club di Catania, si iscrive nel 2003 alla scuola media statale G. Nosengo per frequentare la classe a indirizzo musicale, scegliendo come strumento il pianoforte e prendendo parte al coro, vista la sua grande passione per il canto. Durante questi anni partecipa a diversi progetti teatrali e cinematografici. Si trasferisce a Parigi nel 2009 dove si dedica agli studi teatrali con indirizzo cinema alla Sorbonne Nouvelle Paris3, specializzandosi in studi di retorica verbale e dell’immagine. Nel 2017, decide di approfondire il lavoro sulla voce ritornando in Italia, a Milano, iscrivendosi all’Accademia del doppiaggio. Tra il 2019 e il 2020 si trasferisce a Roma dove inizia a lavorare come doppiatrice continuando la sua carriera di attrice e dando vita al suo progetto più importante, quello musicale.

Papiro, benvenuta su Rifugio Musicale! Raccontaci un po’ di te: ricordi il tuo primo approccio al mondo della musica? E i tuoi primissimi ascolti?
Grazie mille. Da quello che ricordo, ho sempre cantato fin da piccolissima. Non lo facevo lucidamente, lo facevo spontaneamente, dopodiché sono stati gli altri a farmi notare che non facevo altro! Mio fratello Tommaso è sempre stato un appassionato di musica, gli piace scoprire, e ricordo che quando eravamo piccoli sceglieva delle canzoni, lui faceva la parte rap e a me lasciava le parti melodiche, era un gioco. Un gioco divertentissimo. Poi be’, sono nata in una famiglia di artisti, teatranti in particolare. Mio nonno, professore di teatro, regista e attore (ma soprattutto appassionato!) aveva un teatro in Sicilia, a Catania, il Teatro Club (Nando Greco), che poi passò sotto la direzione di mia madre (Paola Greco) anche lei regista e insegnante di teatro. Il risultato è che ho passato la mia infanzia in quel teatro, tra le quinte, il palco e il pubblico. Quindi per me tutto è cominciato da lì! Col teatro. Perché,chiaramente,mia madre non ha esitato un istante nel farmi anche cantare!
I primissimi ascolti sono quelli che io chiamo passivi, quando ci si ritrova da bambini a sentire musica perché l’ascoltano gli altri, per esempio nel contesto familiare. E io sono stata molto fortunata devo dire, sono cresciuta con Bjork, Manu Chao, Fabrizio De André, tanti gruppi francesi e tanta musica strana e bellissima che mia madre utilizzava per i suoi spettacoli. Poi una volta diventata un po’ più grande e autonoma, mi piaceva tanto cantare Elisa e Giorgia. Cercavo di imparare da loro, imitavo ciò che facevano e se un vocalizzo mi veniva difficile, lo ripetevo finché non imparavo.
Da donna e artista sensibile, cosa significa per te essere felice?
Che domanda grossa. Forse la mia risposta potrà cambiare un giorno, e avrei probabilmente risposto diversamente tempo fa. Ma oggi, io credo che la felicità sia uno stato d’animo. Quando senti quella sensazione di appagamento e soddisfazione nonostante le imperfezioni della vita. Quando per qualche motivo sorridi mentre sei tra te e te, per strada, o tra i tuoi pensieri. Be’ quando si ha del tempo per stare un po’ fra i propri pensieri, è già una bella cosa, un bel sintomo! Quello che voglio dire è che non credo che la felicità sia collegata alla perfezione, quando tutto va bene. Quelle che io chiamo “imperfezioni della vita” sono i problemi, gli ostacoli, le sfighe, le piccole cose che rovinano a volte la magia del momento, ma che esisteranno sempre. Sono imperfezioni come lo possono essere i difetti fisici. Bisogna accettarle. Credo piuttosto che quando si riesce a sorridere nonostante tutto, vuol dire che le parti fondamentali della propria vita, quelle più importanti, sono vissute in maniera coerente con ognuno noi. Vuol dire che siamo fieri. E/o grati. Grati di alcune circostanze o fortune. Fieri di avere dei valori nella vita e di rispettarli. Fieri di aver lavorato sodo per qualcosa. Fieri di averci almeno provato.
Sono del parere che sono queste sensazioni qui ad avvicinarci alla felicità, a questo stato d’animo.
Parlaci del tuo nuovo singolo “Inimaginable”. Credi ci sia troppa superficialità nell’intendere l’amore e nell’intesa amorosa?
“Inimaginable” non parla strettamente d’amore. Parla soprattutto di libertà e di sincerità. Per essere liberi bisogna saper dialogare con sé stessi, a mio parere, per capire ciò che desideriamo davvero e ciò di cui abbiamo bisogno. Quello che so e che vedo è che spesso però è difficile anche essere sinceri con sé stessi, si ha paura della verità a volte inaspettata e inimmaginabile (ecco perché nel brano parlo di “image-diable” cioè “immagine-diavolo”). Ma la paura è normale. Quello che rende a volte superficiale un’intesa amorosa è proprio la non conoscenza di sé stessi. Come si fa a relazionarsi e comprendersi quando non si conosce neanche sé stessi?
Ora parliamo di tempo. Come ti vedi tra venti anni e quale è la più grande aspirazione di Papiro?
Tra vent’anni avrò 50 anni, spero a quel punto di aver sganciato tantissime bombe! Bombe di musica, di pace, di significati, spero di aver vissuto una vita piena di tutto questo, di concerti, di collaborazioni, di esperienze. Comunque, mi vedo una cinquantenne piena di energia e voglia di vivere. I cambiamenti di solito li accolgo con entusiasmo quindi spero anche all’ora di avere la grinta e le energie per iniziare progetti da zero, per avere iniziative e voglia di creare. Questa è la mia grande aspirazione di vita, insieme al desiderio di andare in giro per il mondo a suonare e cantare la mia musica. Dall’Italia alla Francia, dalla Francia all’Egitto, dall’Egitto al Giappone, e così via…
Sempre a proposito di futuro, come continuerai a stupire i tuoi ascoltatori? Quali saranno i tuoi prossimi passi?
Quello che faccio, lo faccio perché mi piace e sono io. Non seguo mode. Faccio esattamente quello che mi va di fare e lotto per farlo, perché non è così semplice imporre questa filosofia di pensiero. Voglio solo non entrare per forza in degli schemi prestabiliti, se ci capito bene, ma il mio obiettivo è fare ciò che sono, di conseguenza la mia musica può risultare intanto più originale e innovativa. Ho già altri pezzi pronti, che NON VEDO L’ORA di condividere con voi. Voglio sbocciare, è il momento, lo sento. È il momento di condividere!
Papiro, ti ringrazio per questa chiacchierata. La nostra intervista è giunta al termine, ma l’ultima parola va a te per aggiungere ciò che vuoi: spazio alla fantasia!
Un grande grazie per lo spazio che mi avete dato.
Viva la vita! Viva la libertà. Viva la sincerità. Viva la musica!

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