Esteban Ganesh Dell’Orto, in arte Esteban, è nato a Palermo nel 2000. Di origine cilena, vive a Milano sin dall’infanzia. Scrive musica dal 2017, dopo un primo progetto musicale chiamato con il suo nome d’arte originale “NeshOffical”, ha abbandonato la musica rap per concentrarsi su un nuovo progetto, più incline alla sua personalità estroversa e solare. Scrive e canta musica Pop Indie, legato al cantautorato italiano. Il progetto viene seguito dall’etichetta discografica Visory Indie e distribuito da Believe Music Italia.
Il 9 giugno esce “Nuvola+Sole”, il primo album di Esteban che rappresenta un versione estesa di “Nuvola” con 12 tracce totali.

Esteban benvenuto su Rifugio Musicale! Raccontaci di te: nella vita di tutti i giorni, oltre a scrivere e cantare canzoni, qual è la cosa che più ti fa sentire un cantautore?
Ciao e grazie per l’ospitalità!
Non è una domanda semplice alla quale rispondere però molto brevemente posso dirvi che mi sento così quando penso al mio rapporto con l’arte a 360° con l’Arte.
Fa parte di me fin dall’infanzia grazie ai miei genitori e successivamente è stata anche la scelta del mio percorso di studio.
Quindi sì, la cosa che mi fa sentire il cantautore è curare l’arte e viverla nella quotidianità perché reputo un cantautore un poliedrico musicista che suona tutti gli strumenti colorati della vita.
Come prendono forma le tue canzoni? Prediligi scrivere alle prime luci dell’alba, al crepuscolo o nella notte fonda?
Le mie canzoni nascono per assurdo sempre dal titolo che è la prima cosa che scelgo quando voglio raccontare qualcosa. Questo album, infatti, è stato scritto per intero prima nei titoli, e da lì, usati come dei macro temi, ho iniziato a scrivere le melodie e poi i testi. Io sono un amante delle ore buie, mi risveglio sempre dopo la mezzanotte e la mia capacità di elaborazione migliore arriva sempre nella notte profonda.
Quali sono i tre album che hanno segnato e lasciato un’impronta indelebile nel tuo percorso musicale? E quale quello che ti sarebbe piaciuto scrivere?
Mainstream di Calcutta, Tante Care Cose di Fulminacci e Faber Nostrum dedicato a Fabrizio De André.
Scelgo questi tre album in quanto i primi sono tra gli autori e cantanti che più amo di questa era, l’ultimo è perché l’insieme di grandissime canzoni rivisitate e rese contemporanee di uno dei più grandi della storia del cantautorato italiano.
Questo è per me l’obiettivo editoriale della mia musica ovvero quello di prendere spunto dalla meravigliosa storia del cantautorato italiano e trasformarlo, con delle note più moderne, nella mia musica.
Mi sarebbe piaciuto scrivere Tante Care Cose di Fulminacci perché è quello che è più vicino alla mia età e allo stesso tempo quando canto le sue canzoni, perché le canto spesso anche per esercitarmi, a livello metrico e a livello di tonalità mi trovo molto vicino a lui.
Parlaci ora del tuo primo album “Nuvola+Sole”: con la tua musica miri a smuovere le coscienze con semplicità e leggere. Quale è la più grande paura di Esteban?
La mia più grande paura è l’ignoto. Lo sconosciuto, il buio, il non sapere, la morte.
A me piace in questa vita fingere di avere il controllo sulle cose quando poi alla fine con lucidità ammetto di non avere il controllo su nulla. E quindi il mio album è così, il racconto di chi sono e di chi o di cosa mi ha fatto diventare ciò che sono. È un po’ un tributo alla mia crescita e a chi mi ha accompagnato in questo percorso.
Semplicità e leggerezza sono due chiavi di volta della mia musica che però non vanno mai confusi con la banalità.
«La musica non è una cosa seria, ma è tutto ciò che conta»: che ruolo ha questa forma d’arte nella tua vita? Quanto spazio gli dedichi nel corso della tua giornata?
La musica mi accompagna tutti i giorni della mia vita. È parte integrante della mia riflessione interiore e psicologica della quotidianità perché è in grado spesso e volentieri di condizionarmi. Riesce a cambiarmi l’umore quando ne ho voglia o di attenuarlo quando va cullato. Credo di ascoltare almeno un paio d’ore di musica al giorno, purtroppo sono un abitudinario quindi faccio fatica a conoscere nuovi artisti ma quando capita è un bellissimo incontro con l’ignoto
Cosa non può mai mancare nelle tue canzoni e cosa ti fa capire che un pezzo è veramente maturo?
La cosa più semplice ma allo stesso tempo fondamentale che non può mancare all’interno di una canzone è sentirla mia. Mi è capitato anche di scrivere canzoni insieme ad altri autori e quindi delle penne differenti dalla mia ma dovevano sempre avere per forza qualcosa di personale all’interno, che sia un riferimento o un ricordo, deve comunque avere una parte di me.
Maturità non credo sia il termine giusto per definire le mie canzoni in quanto sono davvero l’inizio di un percorso di ricerca che sia musicale o autoriale, però ironicamente vi rivelo che sono pronte quando sono stufo di ascoltarle, a quel punto sono pronte.
Esteban, ti ringrazio per la chiacchierata. Ora puoi salutare i lettori come preferisci: hai carta bianca!!! A presto!!!!
Grazie a voi di questa bellissima opportunità di raccontarmi e di raccontare la mia musica; sono state belle domande che mi hanno fatto riflettere e ragionare molto su quanto fatto finora anche con la mia solita inequivocabile chiave di leggerezza e d’ironia.
Un grande saluto e un abbraccio da Esteban.

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