COPPOLA è un cantautore romano classe ’97. Il suo progetto solista prende avvio nel 2018, quando inizia ad esibirsi, prima in acustico poi in band, in alcuni dei principali locali della capitale. I suoi brani fondono insieme la sensibilità poetica del cantautorato, l’immediatezza espressiva del pop e l’intensità viscerale delle sonorità rock.

COPPOLA, benvenuto su Rifugio Musicale! Rompiamo subito il ghiaccio: prova a descriverti con tre aggettivi e spiegaci il perché!

Non sono bravo a stilare classifiche, però se dovessi restringere il più possibile il campo direi: sensibile, perché la mia emotività è spesso “toccata” da ciò che la circonda; curioso, perché mi piace conoscere, a prescindere dall’ambito (lascio immaginare le distrazioni di cui sono vittima ahahah); appassionato, perché metto il cuore nelle cose a cui mi dedico, spesso anche più del necessario.

Parlaci del tuo progetto: quando hai capito di voler intraprendere un progetto cantautorale solista? Quali sono state le motivazioni che ti hanno spinto a farlo?

La scrittura e la musica mi accompagnano da tutta la vita. Al liceo poi ho avuto una band con cui ho calcato i primi palchi e ho cominciato a “fare la gavetta”. Tuttavia, la consapevolezza di volermi dedicare anima e corpo alla musica, e nello specifico al mio progetto solista, è arrivata introno ai 19-20 anni, poco dopo essermi iscritto all’università. Credo che la molla principale sia stata l’urgenza di rispondere alla domanda “ma io, davvero, chi sono?”. Di “dire la verità”. La mia verità. Scendere a fondo, cercare il me stesso più autentico, e mostrarlo al mondo, con il quale spesso si viene a patti per paura di non piacere, e di restare soli. Ho sentito, allora, che le canzoni erano il modo in cui più di ogni altro riuscissi ad essere sincero, ad esprimermi senza artifici. O meglio, lo erano sempre state, ma non me ne ero ancora reso conto.

Qual è, secondo te, il ruolo del cantautore oggi?  E tu, quanto ti senti parte dell’attuale panorama musicale di tendenza? C’è un momento storico preciso in cui avresti voluto vivere?

Non so se si tratti propriamente di un ruolo, ma credo che alla fine il cantautore, come tutti coloro che si guardano dentro e intorno, sia una persona che sente, nelle ossa e nel cuore, i movimenti del proprio tempo, e a modo proprio li rappresenta, o comunque ne ritrae le conseguenze emotive, a cominciare da quelle che lui stesso subisce. Credo che questa “inclinazione” sia fondamentale, a maggior ragione in un’epoca iper-veloce come la nostra, in cui le trasformazioni sono così repentine da lasciare smarriti, e privi di un baricentro, e sempre più soli anche se virtualmente interconnessi. Il cantautore, denudandosi in prima persona, offre agli altri, a tutti noi, uno specchio, in cui forse riconoscere anche un po’ di sé stessi, perché facciamo tutti parte dello stesso tempo. Le sue parole e la sua musica, anche quando piene di dolore, sono una mano tesa nella tempesta. Sono un atto d’amore.

Per rispondere alla seconda domanda, personalmente non amo le etichette, credo che ciascuno abbia un proprio modo, unico e irripetibile, di esprimere ciò che è, ciò che pensa, ciò che sente. Io cerco di farlo con la musica, coniugando un certo slancio poetico e certe influenze rock a cui sono legato ad una forma pop, per rivolgermi a più persone possibili. Non so se questo “stile” sia di tendenza o meno, ma sento che non potrei fare diversamente.

E venendo all’ultima, di sicuro mi sarebbe piaciuto assaggiare i 70’s. L’apogeo del rock, anche di quello progressive; le contraddizioni conseguite alla conquista di una libertà fino ad allora impensabile nello spazio di pochissimi anni. Arte e vita quasi fuse tra loro, senza freni inibitori. Un grande laboratorio collettivo. E poi assistere al Live at Pompei dei Pink Floyd, per non dire a Woodstock, sarebbe stato un sogno!

“Le Confessioni” è il titolo del tuo album di debutto. C’è mai stato un momento nella tua vita in cui ti sei dovuto fermare, fare il punto della situazione e accorgerti che in fondo erano poche le cose veramente importanti?

Si, mi è capitato più volte. Di certo mi è successo durante la pandemia, che è scoppiata proprio poco dopo essere entrato in studio per registrare l’album. Ho intuito che il percorso sarebbe stato più lungo del previsto, ma le persone che avevo vicino, a cominciare dai miei genitori e dai ragazzi della mia band, non hanno mai smesso di supportarmi (e di sopportarmi), di avere fiducia nel valore del lavoro a cui ci stavamo dedicando, indipendentemente dal tempo che ci sarebbe voluto per concluderlo. Contare sulle proprie forze è importante, ma poter contare su una famiglia lo è ancora di più.

Qual è la più grande paura di COPPOLA?

A pensarci bene, credo che la paura più grande sia quella di non farmi capire, di essere frainteso. E ancora di più quella di non riuscire a comunicare come mi sento, o a farlo nel modo in cui vorrei. E dato che incomprensione e incomunicabilità sono praticamente all’ordine del giorno nella vita di un essere umano, direi che è una paura che si concretizza abbastanza spesso ahah.

Con chi ti piacerebbe condividere il palco? C’è un artista con cui ti piacerebbe collaborare? 

Se dovessi dare libero sfogo ai sogni, direi che mi piacerebbe condividere il palco con gli U2, o Ligabue, artisti molto importanti nel mio percorso di vita (li ho ascoltati a ripetizione, specialmente da bambino). Attualmente, nel panorama italiano mi piacerebbe molto collaborare con Niccolò Fabi: la sua capacità di “spogliare” i sentimenti, di ritrarli in tutta la loro violenza e insieme in tutta la loro purezza, mi lascia senza fiato. Per me rappresenta un prezioso punto di riferimento.

Coppola, la nostra intervista è giunta al termine. Ora il finale spetta a te, puoi aggiungere ciò che vuoi: spazio alla fantasia! Ciao e a presto!

Ci tengo solo ad aggiungere che Le Confessioni, il mio primo album, dal 9 giugno è disponibile su tutte le piattaforme digitali, e stiamo lavorando affinché prossimamente lo sia anche in copia fisica.
Adesso, comincerà il suo viaggio anche dal vivo: dopo averlo presentato in anteprima l’8 giugno al Wishlist Club di Roma con un concerto full band, continuerò a suonare l’album per tutta l’estate, ed anche in autunno, insieme ai ragazzi che dal 2019 mi accompagnano tanto sul palco quanto in studio. Presto svelerò un po’ di date sulla pagina Instagram ufficiale, coppola.lc, dove potrete trovare tutti gli aggiornamenti sul progetto. Venite ad ascoltarci: perché sul palco la musica e a maggior ragione queste canzoni vivono, e bruciano, ancora di più.