Stella Maria Fedeli, in arte Estrels, è una cantautrice romana di 21 anni. Ha vissuto a Rio de Janeiro per i primi sei anni di vita, e proprio da questa esperienza ha origine il suo nome d’arte (Estrela, portoghese per Stella). Circondata dalla musica fin da piccola, ha studiato pianoforte e imparato a suonare la chitarra da autodidatta. A quindici anni ha scritto il suo primo pezzo originale, dando vita al secondo step del suo percorso musicale. Nel suo percorso ha subito l’influenza di vari generi, tra cui anche rock e country. Il suo stile malinconico è marcato da una profonda attenzione alle emozioni e ai testi, solitamente di natura sentimentale e tendenzialmente cupi, quasi sempre scaturiti da emozioni intense o riflessioni profonde esasperate attraverso metafore, spesso in riferimento a elementi della natura.
L’identità artistica di Estrels spicca nel suo timbro vocale caldo e carico di emozione, e nella scrittura delle linee melodiche, punto di forza dei suoi brani originali.

Estrels, benvenuta su Rifugio Musicale! Raccontaci un po’ di te: ricordi il tuo primo approccio al mondo della musica? E i tuoi primissimi ascolti?
I primi ricordi che ho della musica sono a Rio. Serate karaoke in famiglia quando io non ero nemmeno ancora in grado di parlare, ma volevo cantare al microfono a tutti i costi, e i ricordi di mia mamma che metteva la musica in casa. Poi ricordo quando siamo venuti a Roma, a casa di mia nonna c’era un pianoforte; facevo costantemente finta di saperlo suonare creando il caos in tutta casa, finché non ho deciso di prendere lezioni. Ricordo le prime volte che da piccola sentii Hero degli Skillet e My Immortal degli Evanescence nello stesso giorno, e iniziai a piangere per quanto mi colpirono. Ho sempre ascoltato tantissima musica per conto mio, fin dalle elementari le mie giornate intere le passavo su YouTube con i lyric video di qualunque cosa mi capitasse. Ho avuto la fortuna però di avere una famiglia in cui la musica insieme si ascoltava spesso, soprattutto durante le vacanze estive passavamo giornate intere a preparare le playlist da ascoltare in viaggio; ho tanti ricordi bellissimi dei viaggi in macchina per andare in Basilicata con Tiziano Ferro in sottofondo.
Ancora oggi il corpo delle donne è ricoperto di pregiudizi, stigmatizzazioni e significati che ostacolano la ricerca della felicità. Da giovane donna e artista sensibile, cosa significa per te essere felice?
Mi sono fatta questa domanda tante volte e non sono mai riuscita a rispondere in maniera soddisfacente. Per anni ho pensato che la felicità l’avrei trovata nel mio corpo, se solo fossi stata più magra, più bella, più tonica, più bassa, con una vita più stretta. Poi ho perso 22Kg. E niente, la felicità non l’ho trovata neanche portando una S.
Poi ho pensato la felicità venisse dagli altri, dal fidanzato che ti ama, dal gruppo di persone che ti include nei loro piani, dallo sconosciuto al bar che ti dice che sei bella.
Sono stata fidanzata per anni, a 21 anni finalmente mi sono creata un gruppo di amici che mi includeva nei loro piani, ho iniziato a lavorare in un locale e i clienti maschi spesso e volentieri mi hanno chiesto di uscire, mi hanno riempita di complimenti e di attenzioni.
Non sono mai stata così infelice in vita mia, indipendentemente da tutto questo.
Però sai quando sono stata felice?
Quando ho condiviso la mia musica ed è stata capita. E condividere la parte di noi stessi che mettiamo nei brani originali non è cosa da poco, ci vuole un certo coraggio.
La cosa più importante nella mia vita è la musica, rappresenta una grandissima parte di me di cui sono orgogliosa.
Ora, questo non significa affidare la mia felicità alla musica, perchè la vita è imprevedibile, ma significa guardarmi dentro, capirmi, apprezzare le mie qualità e lavorare sui miei difetti ed avere il coraggio di condividere tutto questo senza avere paura che non sia abbastanza.
La felicità per me è inseguire i miei sogni. È credere in me stessa anche dopo aver suonato in un locale vuoto davanti ad una sola persona. È accettare le sconfitte senza permettere che mi definiscano. È imparare dai miei errori, cercare di migliorarmi e al contempo imparare ad amarmi così come sono.
Parlaci del tuo nuovo singolo “Ticking Time Bomb”. In quale fase della tua vita nasce questo brano dall’atmosfera un po’ cupa e ‘distruttrice’? Perché?
“Ticking time bomb” nasce nell’autunno del 2022, in un periodo a dir poco caotico della mia vita. A giugno dello stesso anno avevo chiuso una relazione iniziata quando avevo 17 anni, relazione che era stata tutto il mio mondo per anni. Ero spaesata, non riuscivo bene a capire nemmeno me stessa, e mi sono ritrovata in più di una situazione da cui sarei dovuta stare alla larga. Quando ho scritto il pezzo ero molto confusa, non riuscivo a dormire e mi rigiravo nel letto da ore con una sensazione strana tra il petto e lo stomaco. Stavo impazzendo, perché non riuscivo a capire cosa mi stesse disturbando così tanto da non farmi dormire. Poi di punto in bianco si è accesa la lampadina e ho capito che quell’inquietudine veniva da una persona che nella mia vita non aveva un ruolo preciso, e il fatto di non riuscire a collocarla da nessuna parte mi stava mandando ai matti. La riflessione su questa situazione si è sviluppata in un modo un po’ inaspettato, perché mi sono resa conto per la prima volta nella mia vita di avere paura. Sono sempre stata un’inguaribile romantica, l’amore l’ho sempre cercato ed idolatrato, per cui l’idea di averne paura mi ha lasciata sorpresa. Ragionandoci un po’ di più ho capito che il motivo era anche abbastanza semplice: io in amore se non mi schianto di faccia contro un muro non sono contenta. Questo a volte può essere un problema anche per le persone che abbiamo intorno, soprattutto in momenti di fragilità emotiva come può accadere dopo una rottura. Ho capito di non essere stabile, e al contempo di essere sulla buona strada per provare dei sentimenti per questa persona. Una tragedia imminente probabilmente per entrambi se la cosa si fosse mai concretizzata in un qualcosa di reale. L’unica soluzione era dirgli di darsela a gambe, come dice il brano.
Fun fact, alla fine lui se l’è data a gambe la bomba si è semplicemente disinnescata da sola.
Cosa fai per rialzarti dai momenti oscuri?
Non ho un pattern, perlomeno non uno buono, né tantomeno uno efficace. Di solito scrivo tantissimo e ascolto tantissima musica che si collega a quello che sto passando. Per il resto, nulla di raccomandabile.
Ora parliamo di tempo. Come ti vedi tra venti anni e quale è la più grande aspirazione di Estrels?
La più grande aspirazione di Estrels è quella di vivere di musica, di arrivare al punto di poter semplicemente fare musica senza dover scendere a compromessi e riuscire comunque ad essere apprezzata. La mia più grande aspirazione è quella di poter essere in grado di fare musica esattamente come me la sento io, avendo poi il giusto pubblico che riesca ad apprezzarla e a ritrovarsi in quello che faccio. Voglio che a qualcuno succeda quello che è successo a me ascoltando Hero e My Immortal per la prima volta. Voglio non dover mai più lavorare in un locale per mantenermi perchè la musica mi basta. Voglio che la gente trovi conforto nei miei testi e nella mia musica in generale, voglio cullare i sogni di quelle persone che come me soffrono d’insonnia e non riescono ad addormentarsi senza le cuffiette. Voglio che la mia musica sia la colonna sonora delle esperienze di tante ragazze e ragazzi che come me nella loro vita commettono continuamente errori e puntualmente si rialzano ed imparano qualcosa in più, che come me hanno dovuto affrontare tanti mostri, che come me credono nell’amore e nella bellezza della vita.
Sempre a proposito di futuro, come continuerai a stupire i tuoi ascoltatori? Quali saranno i tuoi prossimi passi?
Voglio continuare a sfidare me stessa con cose nuove; il prossimo pezzo in uscita sarà un’altro esperimento. Più in là mi sfiderò ulteriormente, magari con dei pezzi in italiano che per me rappresentano la più grande sfida forse. La mia massima aspirazione a dirla tutta sarebbe rifugiarmi nel tenero abbraccio dell’indie-folk, genere in cui più mi sento rappresentata e in cui più mi sento di poter essere vulnerabile; ma non prima di aver vinto alcune sfide con me stessa.
Estrels, ti ringrazio per questa chiacchierata. La nostra intervista è giunta al termine, ma l’ultima parola va a te per aggiungere ciò che vuoi.
Vorrei concludere questa intervista con una cosa che ho imparato di recente. Vorrei dire a chi sta ascoltando di non aver paura del passato, di non lasciare che gli errori definiscano chi siamo, ma di far si che a definirci sia l’impegno che mettiamo nel realizzare i nostri sogni e nel diventare la migliore versione di noi stessi.

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