Nell’estate del 2014, durante la deludente performance della nazionale italiana di calcio ai mondiali, un attore cinematografico, un ballerino di danza classica e un giovane bassista ebbero l’idea sorprendente di formare una band per suonare canzoni inedite. Il ballerino, Raffaele Dottarelli, che scriveva anche canzoni, era pieno di sé dopo aver vinto il primo posto al festival “lacuaria” come miglior artista. Così, con grande convinzione, decise di chiamare la band “Brahmanelporto”. Il progetto durò alcuni anni e vantò collaborazioni simpatiche, tra cui quella con l’attore Pietro De Silva, protagonista di uno dei loro videoclip. Tuttavia, innamorati di alcune ragazze e con altri interessi, i Brahmanelporto si sciolsero dopo circa 80 concerti, concludendo una tournée in Germania e Svizzera. Gli anni passarono, ma la fiamma del cantautorockato tornò a bruciare e fu da lì che nacquero i maturi e seri SANTIRIA.

Santiria, benvenuti su Rifugio Musicale! Rompiamo subito il ghiaccio e raccontateci la cosa più rock’n’roll che vi è successa!!!

Non sappiamo bene cosa si intenda per “avvenimento rock ‘n roll”, ma se si intende qualcosa di estremo, borderline e pazzo allora sicuramente dobbiamo mettere al primo posto quella volta in cui Raffaele, armato di arco e freccia, ha tirato alla mela posizionata sulla testa di glauco durante un live mentre suonavamo la canzone “Guglielmo”. Per fortuna è finita bene.

Ora parliamo della vostra carriera discografica: quali sono state le principali variazioni subite dalla vostra musica? Cosa, invece, non vorreste cambierete mai?

Variazioni? Il nostro percorso è molto breve e ancora poco influenzato dai cambiamenti, ma sicuramente lo stravolgimento più grande che abbiamo avuto artisticamente è quando abbiamo scoperto il petofono, inserendolo in tutte le nostre produzioni. Ciò che non cambieremmo con niente al mondo è l’odio che proviamo nei confronti della musica. La odiamo con tutti noi stessi. Ci fa cagare. Essere musicisti è la sfortuna più grande che ci sia capitata nella vita.

Osservando l’attuale panorama musicale italiano, secondo voi cosa manca e cosa non potrà più tornare? Quanto vi sentite parte di questo contesto?

Per quanto noi ci sentiamo assolti, siamo lo stesso coinvolti. Siamo sicuramente parte integrante del sistema e dell’ attuale panorama. Non criticheremo mai il piatto dal quale vorremmo attingere, anzi siamo proprio invidiosi di tutti gli artisti che riescono ad emergere perché vorremmo farlo anche noi. Quello che abbiamo perso e che non tornerà più è l’educazione all’ascolto, i circoli di persone pronte a scoprire i nuovi artisti, gli spazi dedicati alla musica originale, i collettivi.

Cosa potete dirci sul vostro nuovo singolo “Madame MDMA”? Come continuerete a stupire i vostri ascoltatori? C’è un pubblico di riferimento a cui vi sentite particolarmente legati? 

Non abbiamo un traget di riferimento preciso, cerchiamo di fare le cose per come ci vengono senza studiare a tavolino cosa potrebbe piacere e a chi, ci piacerebbe se le nostre canzoni venissero ascoltare soprattutto da quelle persone che non hanno voglia di diventare grandi. Vorremmo definire la nostra musica “young adult”, come noi insomma.

Madame Mdma è una canzone senza pensieri, piena di luci colorate e sguardi furtivi. Un inno alla purezza dell’incoscienza e alla bellezza di quelle persone capaci di illuminare il buio del mondo.

Crediamo che oggi non esistano cose veramente in grado di stupire,  tutto ciò che fai sembra già scontato… A settembre usciremo con un nuovo singolo sperando di riuscire a rispettare ciò che i nostri pochi fan si aspettano.

Come prendono forma le vostre canzoni? Chi scrive il testo e chi la tessitura musicale?

Raffaele scrive i testi e la musica, spesso abbozzando solo una manciata di accordi , per poi passare tutto nelle mani della band senza obiettare mai su niente. È un lavoro di squadra che si basa sulla piena fiducia nelle scelte degli altri. In madame MDMA, invece, la musica è di Marco.

C’è un rito particolare che siete soliti rispettare prima di salire sul palco?

Non siamo scaramantici e non abbiamo riti specifici prima dei live ma queste cose vengono man mano che si va avanti.

Santiria la nostra intervista è giunta al termine ed io vi ringrazio per essere stati con noi. Lascio a voi l’ultima parola: salutate i lettori con una citazione o con una frase tratta dalle vostre canzoni! Ciao!!!

Grazie a voi. Salutiamo i lettori citando i versi di Madame Mdma incitando tutti all’ascolto.

“Il tuo cuore è techno
I tuoi fianchi son rock
Hai l’anima soul
Ma i tuoi occhi son pop”