SOLO è un progetto che spazia fra i generi: la psichedelia lascia spazio al grunge, passando per l’indie pop, l’art rock, lo shoegaze, l’elettronica, marce bandistiche, musica concreta. Il filo conduttore fra i brani è dato dalla sperimentazione e dall’insofferenza verso la società odierna, in cui viviamo.

SOLO benvenuto su Rifugio Musicale! Raccontaci di te, qualcosa che non sia già scritto sulle biografie ufficiali!
Ciao a tutti! Potrei raccontarti di chi sono realmente, visto che il mio nome reale e ciò che faccio al di là di questo progetto tendo a nasconderlo sulle pagine ufficiali di SOLO. Ma dovrei venire contro a questo mio diktat, e non so se sono ancora pronto a farlo. Potrei dirti che, nonostante avessi preso lezioni di chitarra da bambino, il mio primo strumento ufficiale è stato il sassofono, come accadeva anche a David Bowie; e che poi, folgorato dai Beatles prima, dai Doors poi, e dalla voglia di cantare, sono ri-passato alla chitarra (cantare con il sassofono in bocca mi veniva difficile). Sono giornalista pubblicista, ma non esercito; dopo anni di articoli sono passato al lato oscuro, mettendo su un mio piccolo, ma combattivo, ufficio stampa, QALT, con cui ho seguito anche artisti del calibro di Paolo Tofani degli Area. Ho scritto un libro, “Breve guida al suicidio”, pubblicato dalla No EAP Edizioni La Gru; qualche altro mio racconto si trova su varie raccolte. Mi piace mangiare.
Da quale background musicale deriva la tua ispirazione?
Ascolto così tante cose che, necessariamente, sono influenzato da tutti questi miei ascolti. E credo si senta, considerando che le mie canzoni sono tutte molto diverse l’una dall’altra. Di sicuro ci sono i Beatles, i Pink Floyd (sia del periodo Barrett, sia del periodo Waters), i Radiohead più chitarristici, i primi Muse, i Nirvana, fra le influenze più preponderanti. Vorrei poterti dire anche Battisti, ma non riesco a trovare miei brani simili al suo modo di scrivere. Qualcuno, nel commentare le mie canzoni, ci ha sentito i Cure (che ho ascoltato molto poco, in realtà), i Gong, i Megadeth (questi non so proprio dove ce li abbiano sentiti, ma vabbe’).
Cosa non può mai mancare nelle tue canzoni e cosa ti fa capire che un pezzo è veramente maturo?
Di sicuro la cosa su cui lavoro di più è la melodia vocale, per prima cosa (per me un brano, in linea di massima, funziona quando funziona già soltanto chitarra e voce; con le dovute eccezioni, tipo il mio “Stati emozionali”, che è un brano decisamente poco cantabile); subito dopo la melodia vocale viene la sezione ritmica, quindi basso e batteria, che scrivo sempre io (sono molto dittatoriale sugli arrangiamenti dei miei brani e, tendenzialmente, detto ai musicisti per filo e per segno cosa eseguire, un po’ come faceva Frank Zappa; anche se nel caso di “Propaganda in my eyes, again (you’re erased)” la batteria è stata totalmente pensata da David Garofalo). Quando sono soddisfatto della struttura composta da voce/basso/batteria posso decidere se aggiungere altro o meno, e questo dipende da cosa mi suggerisce il brano. In molte canzoni che faranno parte dell’album ci sono una marea di sovraincisioni, che vanno ad arricchire l’arrangiamento: Edoardo Di Vietri dell’Hexagonlab Recording Studio, che ha curato i mixaggi dei miei brani, c’ha gettato l’anima. Nel caso specifico di “Summer fading (late love song)” molto lavoro è stato fatto sulla stratificazione di linee di basso nella parte finale del brano: se non erro, sono 7 linee in tutto, processate di volta in volta in catene di effetti differenti, che vanno dai fuzz (Big Muff) agli envelope filter (Source Audio Soundblox) passando per dei sintetizzatori (Dirty Robot e Boss SY-1).
Parliamo del tuo nuovo singolo “Summer fading (late love song)”. Dall’animo sognante, tipico del dream pop, e dalle atmosfere malinconiche. Cosa rappresenta per te questo brano?
È un brano molto personale: parla del mio rapporto/non-rapporto con una ragazza, da quando ci siamo conosciuti per la prima volta, da bambini, e di come poi quel non-rapporto è evoluto nel tempo; evoluto non tanto nella sostanza, visto che per me lei era solo un ricordo, ma come è evoluto appunto quel ricordo, nel tempo, in base a come evolvevo anche io stesso, da bambino a adolescente ad adulto: “Was that love true?”. Nel brano ho cercato di accompagnare con la musica queste “fasi evolutive”; e infatti “Summer fading (late love song)” è una canzone che cambia spesso registro e arrangiamento, pur restando tutto sommato fedele alla forma strofa-ritornello-strofa, a parte una variazione strumentale. Le atmosfere, come facevi notare nella domanda, sono di base malinconiche e delicate, ma assumono anche dei tratti duri, più vicini all’alternative rock, in particolare nel punto dove narro del passaggio dall’adolescenza all’età adulta: non è stata propriamente pensata, questa cosa, ma immagino che il mio inconscio mi abbia suggerito questo cambio di atmosfere proprio come a voler sottolineare un periodo per me abbastanza difficile da affrontare, come lo è stato l’ingresso al mondo degli adulti.
C’è un sapore che attribuiresti alla tua musica? Dolce e delicato o amaro ed intenso?
Nei miei brani credo ci sia un po’ di tutto, considerando la varietà di stili che tendo a miscelare fra di loro. Detta così, sembra quasi che i miei brani possano essere accostati al mix di cibo avanzato che si dà in pasto ai maiali: apprezzeranno i maiali. Per rispondere seriamente, nei miei brani credo davvero si possano trovare più gusti insieme, un po’ come nella cucina siciliana, a sua volta influenzata da quella araba, dove trovi qualcosa di dolcissimo come l’uva passa accostata all’amaro delle verdure e delle olive nere. Diciamo che, come per questo tipo di cucina, credo bisogni essere alquanto aperti di vedute anche nell’approcciare alla mia musica.
Dopo questo singolo quali saranno i tuoi prossimi obiettivi, sogni nel cassetto?
Conquistare il mondo e mettere al bando Instagram e gli spritz. E pubblicare, a inizio 2024, il mio primo album da solista, “The importance of words (songs of love, anti-capitalism and mental illness)”.
SOLO, siamo arrivati ai saluti ed io ti ringrazio per essere stato con noi. Saluta i nostri lettori come meglio preferisci! Ciao e a presto!
Ciao, rifugiati! E ricordatevi di cercare la musica al di fuori dei canali canonici; disiscrivetevi da Instagram e TikTok e iscrivetevi a qualche forum musicale serio (ce ne sono, di interessanti, anche su Facebook, Telegram); smettetela di guardare e fare stories per sentirvi al centro dell’attenzione e dedicate quel tempo alla vostra crescita personale; vivete i live club della vostra città e città limitrofe; e spegnete i cellulari ai concerti (tanto i video che fate fanno schifo).

Devi effettuare l'accesso per postare un commento.