Blumosso, nome d’arte di Simone Perrone, è un musicista e compositore italiano.
S’inserisce bene nel genere musicale
denominato pop d’autore.
Il suo primo disco è In un baule di personalità multiple [Cabezon Records/Xo la Factory] del 2018.
Nel 2020 esce Conseguenze, un’appendice del disco di debutto, contenente 5 brani aggiuntivi, che chiudono il percorso portato avanti dall’artista attraverso i suoi concerti in teatro e nei live club di tutta Italia (Il Tour in un baule – 2018/2020).
Blumosso è anche scrittore: del 2015 il suo primo romanzo Spremuta d’arancia a mezzogiorno [Lupo Editore]; nel
2020 il suo secondo lavoro editoriale Schiena Cucita [Kimerik].

Blumosso, benvenuto su Rifugio Musicale! Cominciamo questa intervista con un tuo ricordo. Racconta ai lettori un aneddoto particolarmente significativo legato alla tua carriera musicale.
Quando avevo 18 anni, mi son ritrovato ad aprire un concerto di Zucchero all’arena civica di Milano, davanti a più di quarantamila persone. Quando il mio set finì, nei camerini, Zucchero in persona mi si avvicinò, mi strinse la mano, e mi disse: “Sei bravo!” Ed io, dall’alto della mia giovane età, gli risposi: “Sì, grazie, anche tu,” – Lui si fece una risata. Quell’esperienza è stata importantissima, anche se non Blumosso, all’epoca ancora non esisteva. C’era solo un giovane Simone.
Quali fatti o circostanze ti hanno fatto avvicinare al mondo della musica?
Potrei dirne molte; mio padre, accorgendosi di una mia qualche predisposizione canora, mi iscriveva di nascosto ai festival di quartiere. Poi ho iniziato a studiare pianoforte; la prima band al liceo; ma senza dubbio mi sono avvicinato definitivamente alla musica quando ho scoperto i Beatles.
Quali sono gli artisti che ti hanno ispirato e che hanno avuto un ruolo importante nella tua formazione musicale?
I Beatles come ho accennato, ma anche Damon Albarn, il cantante dei Blur e creatore dei Gorillaz. Senza dimenticare Lucio Dalla e Franco Battiato. Poi è venuto anche altro: gli Smiths, ad esempio.
«Chi l’ha detto che la musica ci salverà?», canti nel tuo nuovo singolo “Chi l’ha detto?”. Cosa significa per te la musica e il fare musica? Quando hai cominciato a sentire l’esigenza di scrivere?
La musica è l’amore della mia vita. La mia missione. Quello per cui mi sento nato. Il mio primo pensiero del mattino; la mia costante. La musica è anche la mia malattia. Il mio modo di staccarmi dalle cose. Il mio “rifugio” Così, da sempre, dall’adolescenza.
Quali rituali di scrittura utilizzi durante la stesura di un pezzo? C’è un momento particolare della giornata nel quale preferisci scrivere?
Quando scrivo, fumo molto. Questo è l’unico rituale, credo; e mi piace scrivere di pomeriggio. Non sono uno di quelli che scrivono di notte. Di notte mi piace dormire.
Concerti imminenti ne hai? Quando possiamo venire a sentirti live?
Ho passato l’estate a suonare. Ora non ho imminenti concerti. Sto preparando il nuovo live, con la mia musica vecchia e quella nuova.
Blumosso, la nostra intervista termina qui, ma ti lasciamo ancora qualche riga per chiudere come preferisci. Ti ringraziamo per il tempo speso con noi e a presto!
Grazie a voi. “Chi L’ha detto?” è il primo di una serie di singoli che inaugurano la nuova fase, dopo il periodo legato all’uscita dell’ultimo disco, La Battaglia di Svevia. In me c’è curiosità verso questa nuova strada, vedremo dove ci porterà, insieme.

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