Siamo a Berlino Est, prima della caduta del muro. Qualcuno prova a scavalcare quel muro per raggiungere la persona che ama e che è già fuggita nel settore occidentale. Si fugge da qualcosa (in questo caso dal socialismo sovietico e dalla sua architettura brutalista). Si cerca qualcosa (la libertà, vera o presunta, dei paesi occidentali).
Ti amo di più del Soviet Supremo” vuol dire che per amore siamo disposti a sfidare le guardie alla frontiera ma soprattutto una dittatura, qualsiasi dittatura, di qualsiasi colore, sia chiaro. 138 persone sono morte cercando di scavalcare quel muro, 138 sogni infranti sul cemento.
Oggi quel muro non c’è più, ma forse ce ne sono di peggiori. Muri invisibili, muri nella testa, muri ancora più difficili da scavalcare e che poi sono la causa delle atrocità del nostro tempo.

Züth benvenuti su Rifugio Musicale! Parlateci di voi: oltre a fare musica, quali sono le altre passioni che vi uniscono e vi tengono “attiva la mente”?

Ciao! Oltre ad ascoltare musica e andare ai concerti, che sono le attività che ci accomunano, all’interno del gruppo c’è scrive, chi ama leggere, chi si dedica alla fotografia e chi viaggia. Come puoi vedere, siamo abbastanza ben assortiti!

Momento rivelazione: come avviene il processo creativo di un vostro brano? Chi scrive il testo e chi la musica? Qual è, invece, il luogo più strano dove vi è capitato di scrivere canzoni?

Ogni pezzo ha una storia a se, ma i testi li scrive sempre Gaetano, che li propone completi di una base musicale, che poi viene rielaborata e riarrangiata dagli altri. Altre canzoni sono nate dalla musica di Antonio, sulla quale poi Gaetano ha scritto il testo. Capita anche che durante le prove, improvvisando, siano nate delle cose interessanti che sono state utilizzate all’interno dei brani. Il posto più strano è stato su una piazzola di sosta dell’Autostrada A14, esattamente in prossimità dello svincolo per Ancona.

Quanto ha influito il luogo di origine nel vostro modo di fare e scrivere musica? 

Viviamo tra le province di Fermo e Macerata, in piccoli centri dove l’ambiente musicale non è troppo vivace. Ci mancano un po’ l’interazione e il confronto con altri gruppi, e la crescita musicale che ne potrebbe derivare, anche se è proprio nella noia della provincia e dalla voglia di evasione che spesso viene stimolata giocoforza la creatività . Riguardo al nostro modo di scrivere musica, i nostri brani sono legati alla tradizione cantautorale italiana, che rivestiamo con sonorità che spaziano prevalentemente dalla new wave di fine anni ‘80 all’indie-rock.

Parlateci del vostro nuovo singolo “Berlino Chewing gum”. Quali sono i ricordi legati e questo brano? E a questa città?

Le immagini di Berlino che abbiamo nella memoria sono principalmente quelle legate al muro, ai filmati in bianco e nero delle persone che tentano di raggiungere le luci dell’Ovest passando sopra ai reticolati, alle famiglie che da un giorno all’altro si sono trovate a vivere separate. Il brano parla proprio di questo, e in particolare di una storia d’amore tra due ragazzi che si trovano a vivere in questo contesto.

Qual è la vostra più grande paura e quanto credete che la musica possa salvarvi da un mondo confuso e pressante come quello contemporaneo?

Ci fanno paura l’indifferenza delle persone e il fatto che alcuni comportamenti, che solo alcuni anni fa sarebbero sembrati inaccettabili, adesso vengono percepiti come normali: probabilmente questo traspare anche dal contenuto di alcuni dei nostri brani. Quando siamo immersi nella musica, per un attimo le brutture che ci circondano si dissolvono e ci immergiamo in una dimensione ideale: speriamo che ciò possa in qualche modo avvenire anche a chi ci ascolta. Sicuramente non possiamo cambiare il mondo, ma cerchiamo di sensibilizzare per quanto possibile chi ci ascolta.

Cosa fate solitamente prima di salire sul palco? C’è un rito in particolare a cui non potete proprio rinunciare?

In realtà non abbiamo riti particolari, ma ognuno si concentra su quello che dovrà fare a breve.

Piani per il futuro: qual è il mondo che vorreste costruire con la vostra musica? C’è un pubblico di riferimento a cui vi sentite particolarmente legati? 

Il mondo che vorremmo è fatto di volti e non di maschere, non ci piacciono le ipocrisie, e crediamo che questo si percepisca ascoltando i nostri brani. Non abbiamo un pubblico di riferimento, ma riteniamo di essere abbastanza trasversali, in quanto ci ascoltano persone di età e gusti diversi.

Prima di salutarci, volete aggiungere qualcosa? Züth, vi ringrazio per la chiacchierata, le ultime righe sono per voi! Ciao e a presto!!

Vorremmo che il pubblico fosse più attento ai contenuti della musica e meno all’immagine.

Grazie a voi, è stato un vero piacere!