Marco Erasmo Lassandro, in arte ERAÈMME, ha 30 anni ed è nato a Putignano, terra del Carnevale più antico d’Europa. Dai coriandoli non nasce niente, ma dal carnevale nascono sicuramente il suo spirito di aggregazione e condivisione, che hanno colorato il suo attivismo culturale e sociale dai tempi non sospetti. Ha cercato di portare in parallelo la vita da ragazzo seduto a una scrivania (studente prima e lavoratore dopo) con quella dell’organizzatore di festival ed eventi; tendenzialmente, sempre seduto, ha iniziato a comporre brani.

ERAÈMME, benvenuto su Rifugio Musicale! Rompiamo subito il ghiaccio: prova a descriverti con tre aggettivi e spiegaci il perché!

Testardo, altruista e pragmatico.
Sono aperto al confronto e pronto a cambiare idea ma a volte è giusto
portare avanti le proprie, a costo di rendere più acceso il confronto.
Sono nato nel paese del Carnevale più antico d’Europa, ed è forse per
questo che lo spirito di condivisione e partecipazione fa parte di me da
sempre. Il mio percorso di studi mi ha permesso di sviluppare un approccio logico e un realistico, sempre utile in questa vita.

Parlaci del tuo progetto: sei un cantautore pugliese, quando hai capito di voler intraprendere un progetto cantautorale solista?

Le prime canzoni hanno preso forma quando ho iniziato a studiare
canto al liceo. Poi ci sono state le esperienze nei garage e nei giardini,
senza però, probabilmente, le giuste motivazioni. Post-Covid, questo progetto era più a fuoco nella mia testa ed i brani che avevo iniziato a produrre avevano acquisito una scrittura più matura.

Quanto ha influenzato il luogo di origine nella tua arte?

Influenza la mia vita e credo, quindi, la mia arte. La influenza nelle immagini e nelle storie che racconto, in maniera indiretta.
In maniera più diretta lo fa attraverso il supporto delle persone e realtà che vivono questo territorio: Antonio Conte e Dischi Uappissimi, collettivo di artisti, a sostegno delle realtà locali e che mi ha permesso di conoscere Fabrizio “Faco” Convertini, con cui sto producendo il mio primo EP; Sara Cavuoti che cura il visual e l’identità artistica dell’intero progetto.

Qual è, secondo te, il ruolo del cantautore oggi? E tu, quanto ti senti parte dell’attuale panorama musicale di tendenza? C’è un momento storico preciso in cui avresti voluto vivere?

Quello che mi ha smosso è l’esigenza: come tanti, sento il bisogno di comunicare ed esprimermi attraverso la musica, credo che in questo sia racchiuso il ruolo del cantautore. Condivido il pensiero che recentemente hanno espresso Colapesce e DiMartino in una intervista, in cui sostengono che il cantautore debba tornare a parlare di società o, quantomeno, delle emozioni legate alle dinamiche che la compongono, sempre che tali temi siano vicini allo stesso. Sono nato in questo contento e voglio (cerco) narrare, quello che vivo, adesso.

“Cinque Rintocchi” è il titolo del tuo singolo d’esordio. C’è mai stato un momento nella tua vita in cui ti sei dovuto fermare, fare il punto della situazione e accorgerti che in fondo erano poche le cose veramente importanti?

Ti rispondo senza attendere “Cinque rintocchi”, dicendoti che il momento che più si avvicina è proprio questo, in cui ho deciso di lasciare il mio vecchio lavoro per dedicarmi a ciò che mi fa stare bene: la musica.

Qual è la più grande paura di ERAÈMME?

Lasciare un pianeta peggiore di come lo abbiamo trovato.

Con chi ti piacerebbe condividere il palco? C’è un artista con cui ti piacerebbe collaborare?

Ascolto tanta musica diversa e ce ne sarebbero molti, in generi diversi ma penso che dovrei prima calcarne parecchi per immaginare di poterci suonare insieme. Però salire sul palco con Rosalia e Noel Gallagher…

ERAÈMME, la nostra intervista è giunta al termine. Ora il finale spetta a te, puoi aggiungere ciò che vuoi: spazio alla fantasia!

Ciao e a presto! Chiudo raccontandovi una curiosità sul brano: il cavallo fotografato in copertina si chiama Amadeus; inutile dirvi che spero di partecipare all’edizione in cui ci sia ancora lui come direttore artistico, poi chissà…