Il progetto vede la luce nel 2012 con un album lo-fi dal titolo E forse ne faccio due, messo sottovuoto in macelleria. A giugno 2013 esce il libro + cd Preghiere Underground a distribuzione nazionale. Dopo molte date in giro per l’Italia, Dovremmo Essere Sempre Così viene pubblicato ad aprile 2014. L’album è anticipato da un Ep di outtakes. A gennaio 2016 esce il loro secondo libro Luce e notte fonda in 300 esemplari, ognuno reso unico da una Polaroid diversa in copertina. Ad aprile 2016 viene rilasciato il singolo Stelle comete (che raggiunge gli 80 mila ascolti sulle piattaforme digitali) e vengono premiati con la Targa MEI Social.
Il loro disco Non ti preoccupare esce a gennaio 2018. A ottobre dello stesso anno viene pubblicato il loro terzo libro, Resistere. Gli anni successivi li vedono impegnati nella stesura delle nuove canzoni, che vengono registrate a maggio 2022 al Greenfog Studio di Genova da Mattia Cominotto. Tornano in tour con oltre venti date nel 2023 e pubblicano i singoli Tardi Tardissimo e Barattolo. Il 20 ottobre 2023 esce, per Pioggia Rossa Dischi, il loro nuovo disco Avrai sempre un posto nel mio hard disk.

Ciao e benvenuti su Rifugio Musicale! Rompiamo subito il ghiaccio: provate a descrivere Tutte Le cose Inutili con tre aggettivi e spiegateci il perché!

Onesti, perché ogni gioia raggiunta è stata frutto del nostro sudore, delle nostre scelte, ogni piccolo traguardo è stato meritato, ogni ascolto è reale, le persone non sono bot ma le abbiamo conosciute personalmente ai nostri concerti. E forse non raggiungeremo le cime delle montagne, però è veramente soddisfacente essere paghi del nostro sforzo e vedere che a volte le cose succedono, e rendersi conto che quando succedono è perché noi le abbiamo fatte accadere.

Indipendenti, perché ci piace curare tutti gli aspetti di Tutte Le Cose Inutili. Anche se sempre più persone ci aiutano e abbiamo una bella squadra di amici che ci supportano e ci sopportano, ci piace curare le grafiche e farci le foto, interfacciarci coi locali per fissare le date, scrivere alle riviste e alle radio, imprimere insomma la nostra voce a tutto tondo. Tutto è nato col primo disco, che abbiamo stampato da soli e messo sottovuoto da un nostro amico in macelleria dentro le buste degli hamburger.

Amici, perché in dodici anni abbiamo imparato a volerci bene nonostante tutte le differenze tra di noi. Un legame indissolubile. Diciamo sempre che non riusciremmo mai a suonare con qualcuno di diverso da noi.

Ora parliamo della vostra carriera discografica: quali sono state le principali variazioni subite dalla vostra musica? Cosa, invece, non cambierete mai?

Abbiamo un modo di vivere la musica in una maniera molto romantica e fuori dal tempo. Siamo in due e sempre saremo in due. Ci piace però alzare sempre più l’asticella rimanendo ben ancorati alla nostra idea di musica. Quindi rispetto agli esordi abbiamo inserito nuovi strumenti (io suono chitarra e contemporaneamente una bass pedal, per capirsi una pedaliera da organo di chiesa, mentre Meo suona la batteria e spesso inserisce anche la tastiera. Inoltre, se all’inizio io portavo le canzoni e via via le adattavamo al nostro modo di suonare, col tempo abbiamo iniziato a creare direttamente in sala, in modo da essere entrambi partecipi della scrittura e di ogni scelta artistica. Le canzoni nascono in una sala prove fredda d’inverno e incandescente d’estate, suonando uno davanti all’altro, per noi non può esistere altro modo. Le canzoni di questo disco sono più canzoni, hanno strutture più chiare, anche confortevoli ma mi apre che il nostro timbro e la nostra unicità esca forte e chiara e se, quando chiudi un disco, pensi di avere in mano un qualcosa che tu e solo tu avresti potuto creare, allora devi esserne ben felice.

Momento rivelazione: quale è il luogo più strano dove vi è capitato di scrivere canzoni?

Le canzoni le scriviamo insieme in sala prove, e i testi ognuno chiuso nelle sue stanze, nella sua solitudine. Il momento più difficile è quando portiamo le nostre cose all’altro e le condividiamo, perché non significa soltanto condividere una canzone ma un pezzo di vita nascosto e che viene così alla luce. Nei posti strani di solito le suoniamo, abbiamo suonato per strada, in una chiesa, nelle librerie a fare il cantautorato punk, sulla spiaggia di Recco, nei bagni dei locali. Non esiste un posto non adatto a suonare.

Raccontateci del vostro nuovo album “Avrai sempre un posto nel mio hard disk”: da cosa nasce il bisogno di rinascita?

Questa necessità nasce da una disfatta, da una ferita dura a rimarginarsi. Le canzoni sono nate perché lo volevano loro, come le piastrine iniziano da sole a lavorare quando sentono un taglio. Anche in questo caso è un processo lungo e doloroso, andare a indagare in tutte le sfaccettature di una storia finita. Ma possiamo dire che scrivere queste canzoni, registrarle e andarle a suonare in tutta Italia è per noi una cura, un esorcismo, un modo sincero e puro per lavare via la paura dalle nostre vite. E speriamo che possa essere di aiuto anche ad altri.

È sempre possibile, secondo voi, riparare ciò che si rompe? È sempre giusto provare, tentare di aggiustare? In che modo?

Non lo sappiamo, ma anche quando non è più possibile riparare è giusto che questo lasci una traccia indelebile nelle nostre vite, perché è così che si cresce, è così che si cambia. Da qua viene il titolo del disco “Avrai sempre un posto nel mio hard disk”; nonostante tutte le sofferenze è sempre giusto lasciare un piccolo angolo libero per ogni ricordo della nostra vita, perché siamo la risultante della loro somma.

Cosa fate solitamente prima di salire sul palco? C’è un rito in particolare a cui non potete proprio rinunciare?

Quando arriviamo al locale ci sono molti tempi vuoti, attese. Diciamo che il momento di salire sul palco ci sembra la cosa più naturale che possa esistere. Col tempo abbiamo imparato a goderci sempre di più il concerto, pieni di felicità, senza ansie o paure. Quindi c’è sempre un gran fermento, una gran voglia di salire sul palco e scoperchiare le nostre vite e raccontarle. Meo di solito è preso da crisi di sonno, io attendo con impazienza. E poi ci sono grandi abbracci prima durante e dopo.

Ora svelateci quali sono i vostri piani per il futuro: quale è il mondo che vorreste costruire con la vostra musica? C’è un pubblico di riferimento a cui vi sentite particolarmente legati?

Per noi un disco di una band al nostro livello nel 2023 in Italia ha senso se lo porti in giro suonandolo. Non lanciarlo da un algoritmo, ma portandolo fisicamente di mano in mano. Crediamo fermamente che in questo oceano di nuove uscite e di musica, non esista altro modo di dare senso alla propria musica che custodendola e valorizzandola. Il nostro pubblico ci vuole molto bene, ci diamo continui segni di affetto quotidiani. A volte rimaniamo esterrefatti davanti a tutto questo bene per delle persone sconosciute. Le canzoni sono un modo per sopravvivere, ma vedere che queste possano aiutare anche altri e segnare capitoli delle loro vite è meraviglioso.

Prima di salutarci, volete aggiungere qualcosa? Tutte Le cose Inutili, vi ringrazio per questa chiacchierata e speriamo di potervi venire ad ascoltare presto dal vivo!!!

Grazie a voi, ci sentiamo proprio a nostro agio dentro un rifugio musicale. Il posto dove vorremmo ripararci da una tempesta, da un miliardo di input, per fermarci davanti a un camino accesso, con una chitarra in braccio e poter raccontare la nostra vita ancora una volta attraverso le nostre canzoni.