Disponibile da venerdì 10 novembre “#FFB427”, l’album d’esordio di Giallo, fuori per CITRO. “#FFB427” è l’inizio di un percorso, non ha grafiche o foto elaborate. Questo album rappresenta Giallo per chi è, brano dopo brano l’artista si mette a nudo e decide di presentarsi al mondo esattamente senza fronzoli o costruzioni. Da un punto di vista concettuale tutto si rifà alla sua storia. Dalle copertine bianche dei singoli inclusi nel disco – ad onorare il White Album dei Beatles – al primo amore dell’artista, per poi dirigersi verso la stessa copertina colorata semplicemente di Giallo; ma non un giallo qualsiasi, il suo Giallo, dal quale prende il nome anche l’album intitolato nel modo più onesto possibile, con il codice colore che lo rappresenta così che non ci possano essere fraintendimenti: #FFB427.

Musicalmente sono chiare le influenze del conservatorio, in cui si è laureato in composizione pop-rock pochi mesi dopo la stesura di questi brani, dalle trombe che dominano il chorus di Eriksen alle note di Mellotron che accompagnano il sound, si uniscono metriche di stampo hip hop ricche di giochi di parole e omaggi ai grandi classici. Un album che non pretende di essere perfetto ma che ci ricorda, in questa epoca di hit e di intelligenze artificiali, quanto ancora la musica sia fatta di difetti, sentimenti ed emozioni umane.

Ciao Giallo! Intanto è un piacere poterti intervistare perchè è sempre un’emozione diversa conoscere il progetto d’esordio di un’artista. Tu quali emozioni stai provando? Adrenalina?

Beh, indubbiamente l’adrenalina fa sempre un pò parte del gioco, è un’emozione che mi abbandona raramente ormai, soprattutto perché sto vivendo un anno pieno di esperienze nuove, prima il trasferimento, poi le release, le interviste i live. Insomma, sicuramente non posso dire che non sia adrenalinico tutto questo, ovviamente poi si mischiano tantissime emozioni di ogni genere, diciamo che non c’è mai un giorno uguale all’altro in questo periodo. Indubbiamente sono davvero felice ed emozionato, costantemente emozionato se posso dirla tutta!

Come nasce il nuovo album #FFB427 e qual’è il messaggio che vuole lanciare?

L’album #FFB427 nasce dalla mia esigenza di buttare tutto fuori, stavo vivendo un periodo davvero difficile quando l’ho scritto ed in più sono una persona molto chiusa già di carattere, quindi quel malessere stava bollendo dentro di me da tempo. Ecco com’è nato, di getto, di pancia. Sentivo di esplodere a forza di tenermi tutto dentro. Il messaggio è duplice, quello più chiaro è sicuramente un messaggio a me stesso, quello di non tenere tutto dentro e di esprimermi, che non c’è niente di male a provare dei sentimenti o delle emozioni di diversa natura, siamo umani ed è umano avere le nostre sfaccettature. Il messaggio più intrinseco invece, è quello che ho ricavato io stesso da questo album ma che spero anche chi lo ascolta possa cogliere: Siamo umani e va bene così, non c’è niente di male ad essere noi stessi, che non c’è niente di sbagliato nel metterci a nudo per come siamo e per ciò che proviamo. Comunicare, in primis con noi stessi, ma anche con il resto del mondo, perché comunicare è fondamentale ma ancora più fondamentale è amare noi stessi ed accettarci per come siamo, che nessuno è perfetto e va bene così.

Quali sono le reazioni che hanno avuto gli ascoltatori all’uscita di questo album? E chi ancora non ha avuto l’occasione di scoprirlo, cosa si deve aspettare?

Potrà sembrare divertente, ma essendo che questo album appunto parla di me e di molti lati che ho sempre avuto timore ad esprimere prima, quando ho trovato il coraggio di condividerlo con le persone a me vicine, queste si sono stupite. Ti dirò che quasi mi ha offeso tutto quello stupore, che quasi mi veniva da dire “vi aspettavate davvero qualcosa di così tremendo?!”. Ma battute a parte, quello stupore riguardava il fatto che un sacco di persone che mi conoscevano già da molto tempo, sono riuscite a conoscermi più a fondo. Mi ricordo che una di queste persone mi disse proprio la frase “non si può dire di conoscerti davvero prima di sentire i tuoi brani”. L’ho visto come il mio primo traguardo raggiunto, quello è stato il momento in cui ho capito che davvero stavo centrando il mio obiettivo. Ancora più bello è stato dopo l’uscita, quando ho capito che la genuinità, la realtà delle mie intenzioni, siano riuscite ad arrivare anche a chi non mi conosce così bene e non solo, molte persone mi hanno detto di essersi riviste nei brani, persino in quelli più personali o criptici. Questo oltre che essere meraviglioso la dice anche molto lunga sulla capacità empatica degli esseri umani. Insomma, difficile dire cosa aspettarsi, perché a ciascuno può davvero arrivare in mille modi diversi, e il bello è proprio questo.

Arriviamo alla domanda di rito: perchè Giallo? Colore che caratterizza ovviamente anche la copertina dell’album.

Sembrerà strano, ma prima di tutto “Giallo” è la crasi del mio nome, le prime tre lettere di GIAcomo e le ultime tre di pisaneLLO. Un giorno quasi per gioco un mio amico me lo ha fatto notare e l’ho sentito subito come una seconda pelle, tra l’altro oggi quel mio amico è il musicista che condivide con me il palco. Ovviamente il motivo per cui questo nome mi si è subito attaccato addosso è che il giallo è sempre stato il mio colore preferito, sin da quando ero piccolo, credo sia stato il mio inconscio: avete presente le mantelline impermeabili gialle, i cappellini da pescatore e tutti quegli indumenti che fanno tanto vintage? Ecco, per mia madre erano un must di abbigliamento negli anni 90. Tutto rigorosamente giallo. Non so dirvi se fosse un bene o un male, ad oggi sospetto volesse ottenere l’effetto “evidenziatore” per non perdermi tra la folla, ma certamente questo colore è ormai un po’ parte della mia vita.

Per quanto riguarda l’album è stato ancora più semplice: essendo brani che parlano del mio vissuto, del mio percorso di crescita e del mio rapporto con l’amore, verso gli altri e verso me stesso, ho sentito come naturale intitolarlo con il codice colore che riporta al mio giallo, a quel colore che sento mio, alla mia esatta sfumatura. Ecco svelato anche il motivo per la quale le copertine dei singoli sono bianche, omaggio al mio primo amore musicale: i Beatles. Per poi arrivare al disco, che invece si colora del mio giallo, a rappresentare la mia dimensione artistica, l’essermi (ri)trovato e il mio primo amore verso me stesso.

Di solito dopo un album c’è un tour. Hai in programma dei live?

Non so quanto si possa parlare di tour in questo caso, essendo il progetto ad oggi ancora giovanissimo e poco conosciuto. Comunque abbiamo già qualche data ed io non vedo l’ora di portare i miei brani live essendo un grande appassionato.

Sei nato a Lecce. Pensi che sia difficile proporre la propria musica in Puglia? Ho notato purtroppo che spesso e volentieri un’artista pugliese si sposta al Nord per ampliare il proprio “bagaglio artistico”.

Voglio essere completamente onesto, non credo sia davvero difficile proporre la propria musica in Puglia, anzi, credo che sia una delle regioni migliori per poter tirare su un progetto emergente, a differenza del nord i locali investono ancora nell’intrattenimento, i giovani vanno nei localini a scoprire nuovi artisti ed escono un sacco di date in estate. Ho avuto possibilità in passato di fare dei tour in Puglia e devo essere sincero non ho mai riscontrato le difficoltà che riscontro al nord. Tuttavia, quello che realmente rende difficile giù, almeno secondo la mia esperienza, nel portare avanti un progetto è soprattutto di natura lavorativa, c’è ancora una forte chiusura nel rendersi conto delle varie figure che orbitano intorno all’artista e che il lavoro di team è quello che rende davvero possibile per un sogno diventare realtà. La figura del manager, del booker, gli uffici stampa anziché il direttore creativo e così via sulle mille altre figure fondamentali dell’industria musicale, sono spesso non riconosciute in Puglia. Questo non solo mi spezza il cuore, perché davvero, io non posso far altro che ringraziare enormemente i professionisti con la quale collaboro ogni giorno; ma credo sia anche uno dei motivi per la quale spesso gli artisti fortissimi che abbiamo giù provino difficoltà ad emergere e finiscono per trasferirsi al nord.