Johnny DalBasso “nasce” dal basso nel febbraio 2013 e ha rapidamente guadagnato visibilità grazie al video autoprodotto di “La Rivoluzione”, seguito dal “DalBasso Tour”. Nel 2014, pubblica il suo primo disco, “JDB”, con Octopus Records. Il successo continua con il “JDB Tour” e il titolo di rivelazione best live nel 2015. Nel 2016, durante il “IX Tour”, Johnny lancia il suo secondo disco, “IX”, e crea un sound system itinerante nel “VolksTour”. Nel 2017, apre per Glen Matlock dei Sex Pistols e registra nuovi brani.
Il 2018 vede Johnny lavorare al terzo album, anticipato dal singolo “Sufrimiento” nel 2018 e seguito da “Cannonball” nel 2019. Il “Cannonball Tour” riceve elogi dalla critica e include oltre 50 date in Italia. Nel 2023, Johnny pubblica il quarto album, “Lo Stato Canaglia”, distribuito in vinile e CD senza presenza digitale. Il tour “Lo Stato Canaglia Tour” si conclude nel settembre 2023. Johnny ha condiviso il palco con artisti come Glen Matlock, Lacuna Coil, Bob Log III, Il Teatro degli Orrori, Sick Tamburo, Motta, Dellera, Omar Pedrini ed Edda.

Johnny DalBasso, benvenuto su Rifugio Musicale. Diamo inizio a questa intervista con un aneddoto legato alla tua carriera musicale. Raccontaci qualcosa di te che ancora nessuno conosce!
Grazie per l’invito e un saluto a tutti i lettori di Rifugio musicale! Vi confesso che iniziai a suonare la chitarra a sei anni, spinto dai miei genitori: era una chitarra classica e, dopo qualche lezione noiosa di arpeggi e lettura del pentagramma, decisi che non faceva per me e l’unico modo di interrompere quelle lezioni fu quello di distruggere la povera chitarra (ero punk e non lo sapevo). Conservo gelosamente l’unico pezzo sopravvissuto a quello scempio.
Parliamo delle tue influenze musicali. Quando e come hai cominciato a muovere i primi passi nel mondo della musica? Quanto, invece, ha influito il tuo luogo di origine in questo processo?
Ho “ripreso” a suonare da autodidatta a 16 anni più o meno, e in realtà volevo diventare al massimo un buon chitarrista ritmico e cantare non era proprio tra i miei progetti. Sono diventato cantante perché chi cantava nella mia prima band a un certo punto diede forfait e i miei amici dell’epoca mi spinsero a prendere il suo posto. Ricordo però di avere avuto il desiderio da sempre di scrivere cose mie, creare
qualcosa di nuovo, cosa che ho iniziato a fare fin da subito. Il mio luogo di origine, Pago del Vallo di Lauro, un piccolo paese dell’avellinese, è stato fondamentale per la mia formazione: l’isolamento, lo spazio, la natura e la lontananza dalla città mi ha permesso di fare i miei primi esperimenti con la batteria e la chitarra, avendo la possibilità di suonare ad alti volumi, e di chiudermi nell’ascolto (sempre ad alto volume) di quelli che poi sarebbero diventati i miei dischi e artisti di riferimento.
Parlaci del tuo nuovo singolo “Berlin burning”. Un brano punk ma pieno di riferimento storici, musicali e letterari con al centro il tema della guerra. Come sei arrivato a scrivere questo pezzo?
Avevo da tempo desiderio di scrivere un pezzo sull’assurdità della guerra e la manipolazione della realtà da parte dei politici. La visione del film “Jojo Rabbit”, film che vi consiglio, è stata la scintilla da cui partire. Ridicolizzare la guerra e la propaganda legata ad essa è il primo passo per combatterla e depotenziare i suoi messaggi di morte.
Hai la vocazione live da one-man band, ma ultimamente ti stai facendo accompagnare da una vera e propria band. Da dove nasce questa scelta/necessità?
La necessità è nata dal desiderio di ampliare l’impatto sonoro dei miei live, lasciando la parte ritmica a un vero batterista. Tutto è nato dalle registrazioni del mio precedente album CANNONBALL in cui, sin dalle pre-produzioni, sono stato affiancato da Gianluca “Tilly” Terrinoni con cui ho scritto le parti di batteria. Ad oggi amo ancora il power trio come formazione e lo sto alternando a live molto più intimi voce e chitarra. Per adesso ho messo da parte il one-man band anche se nel mio intimo so che tutto è partito da lì e ne vado fiero.
Ci dici due parole invece sull’album “Lo Stato Canaglia”? Quando potremmo vederti live?
“Lo Stato Canaglia” è nato dall’esigenza di realizzare un album con sonorità più fresche e aperte, a differenza del precedente CANNONBALL. È molto più eterogeneo nei suoni e negli arrangiamenti, con l’aggiunta di synth, percussioni e fiati, anche se le chitarre la fanno ancora da padrone. Volevo riflettere e ironizzare sui molteplici significati della parola “stato”, che sta ad indicare sia una situazione personale, sia l’istituzione statale sia lo stato che postiamo sui social network. Dopo un primo giro nel 2022, tornerò in tour da febbraio 2023 sia in trio che in solo.
Johnny DalBasso siamo arrivati ai saluti, ma lascio a te l’ultima parola: saluta i nostri lettori con una delle tue citazioni preferite! Ti ringrazio per essere stato con noi e a presto!!!
Vi lascio con questa massima: “Non siamo esseri viventi destinati alla morte ma siamo esseri mortali destinati alla vita”.
Grazie a tutti i lettori di “Rifugio musicale” e a presto!

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