Luca è un cantautore classe 98’, anima votata alla sensibilità e alla poesia. Trasparente e generoso nei suoi testi ricerca un contatto umano con l’ascoltatore, veicolato da una struggente innocenza di chi scrive per rispondere ad un’urgenza espressiva. Nel 2021 lancia “Fasi”, il suo EP di debutto. A distanza di due anni dalla sua ultima uscita, e dopo un periodo dedicato allo studio in Europa, Luca si prepara a condividere un nuovo album. Questo lavoro musicale è il risultato di esperienze, riflessioni e collaborazioni accumulate durante i suoi viaggi. Il 2024 diventa così il palcoscenico di una nuova avventura sonora, dove Luca apre il suo cuore e la sua anima, condividendo con gli ascoltatori il ricco racconto delle sue esperienze vissute e delle collaborazioni che hanno arricchito il suo percorso.

Ciao Luca Carrubba e benvenuto su Rifugio Musicale. Diamo inizio a questa intervista con un aneddoto imbarazzante legato alla tua carriera musicale.
Un saluto ai lettori,
Se ripenso al ricordo più imbarazzante inerente al mio percorso musicale non posso non ricordare il primo concertino fatto in pub della mia città. dimenticai totalmente il testo del brano l’emozione mi pietrificò, mi viene da sorridere oggi ma al momento fu terribile. Si cresce sbagliando.
Come nascono le tue canzoni? C’è un iter che segui nella stesura di un brano? Arriva prima il testo o la tessitura musicale?
Questo è un argomento molto richiesto nel songwriting, personalmente ho avuto esperienze di scrittura in entrambe i modi.
Credo fermamente che la creatività debba essere ricercata dentro, delle volte la scintilla parte da una melodia che ci viene dettata semplicemente ascoltandoci, altre volte il momento più alto d’ ispirazione ci coglie leggendo delle vecchie note scritte sul quaderno. l’unica cosa che cerco di non fare è seguire uno stesso percorso creativo per ogni canzone, la routine uccide un pochino l’euforia dei momenti.
“Le cose veramente importanti” è il tuo nuovo singolo, un viaggio denso di emozioni che invita l’ascoltatore a riflettere sul significato della vita e delle priorità. Qual è stata l’ispirazione dietro questo brano e cosa ti ha spinto a esplorare queste profonde riflessioni?
La valuta del tempo, ero in un momento dove non ero soddisfatto di come affrontavo e utilizzavo il mio tempo. Ho iniziato a scrivere rivolgendomi in primo luogo a me stesso, mi aiuta ascoltare la mia voce mentre mi dice quello che andrebbe detto, senza limiti. La voce potrebbe essere il suono dell’anima, ascoltarla spesso ci dona consigli utili sul come governare la nostra esistenza.
Hai menzionato che la musica è un linguaggio meraviglioso che ti aiuta a sentirti dire che ce la farai e a ricordarti che c’è sempre una via di fuga verso la felicità. Come la musica ti ha aiutato a esprimere queste emozioni?
Credo che la musica è più un percorso con noi stessi, ogni volta che scriviamo, creiamo ispirati dai trascorsi di vita, cerchiamo domande e risposte a volte si è forzati a guardare in faccia le emozioni. Ci conosciamo ogni volta un pochino di più. Delle volte abbiamo bisogno di sentirci dire parole che solo noi stessi possiamo pronunciare.
Il singolo “Le cose veramente importanti” invita a rallentare, riflettere e connettersi con il nostro vero io. In un mondo così frenetico, come mantieni questa connessione con te stesso e quali consigli daresti agli altri per trovare un equilibrio tra le esigenze della vita moderna e la ricerca di significato e autenticità?
Ironicamente come risposta a questa domanda mi viene in mente L’albatros di Baudelaire, scherzi a parte; Non è facile! Cresciamo educati a determinati standard per i quali dobbiamo scendere a compromessi sacrificando parti di noi. Quando eravamo più piccoli avevamo frequenti momenti di euforia, il mondo che ci circondava era una scoperta tutta da vivere. Poi si cresce e si perde un pochino il contatto, quando iniziamo ad avere la libertà di poter vivere come e dove vogliamo sulle nostre indipendenti gambe è il momento dove non vogliamo più camminare o ascoltarci, perdendo quell’euforia. Magari la chiave o il modo per arrivare a conoscerci e poter avere un rapporto sincero con noi stessi è soggettivo. Però seguire il percorso verso la nostra soggettiva felicità, qualsiasi essa sia, potrebbe essere un obiettivo importante, difficile ma utile. Ognuno avrà diverse mappe per questa “isola che non c’è”.
Parliamo del tuo percorso musicale finora. Dopo il tuo EP di debutto, hai trascorso del tempo in Europa per studio e ora ti prepari a condividere un nuovo album. Come queste esperienze e riflessioni hanno influenzato la tua musica e cosa possiamo aspettarci da questo nuovo lavoro?
Ho utilizzato questo tempo lontano da casa per imparare ad accettare le mie fragilità, raccoglierle da terra e darle nuova forma. Ho conosciuto tanti artisti in accademia e vedevo come l’unicità della ricerca introspettiva che avevano premiava le loro opere. In questo album ho cercato di dare risalto ai miei talloni d’Achille. Sono uscito da casa, dall’Italia pieno di paure, ma con il senno di poi è stato un impatto con la realtà utile. Ho incontrato persone che soffrivano i miei stessi dolori, li esprimevano solo in lingue diverse, vie che non conoscevo ma che mi abbracciavano come casa. Mi sono innamorato della vita, in ogni suo difetto, e come nei rapporti umani voglio viverla come la vivrebbe il me più vero.
Luca Carrubba siamo arrivati ai saluti, ma lascio a te l’ultima parola: saluta i nostri lettori con una delle tue citazioni preferite! Ti ringrazio per essere stato con noi e a presto!!!
Voglio salutare i lettori e la redazione per questa possibilità di raccontarsi. vi lascio con una frase purissima che mio nonno diceva: “Ci vuole un po’ d’amore e tanta umanità”.
https://open.spotify.com/intl-it/track/1O1rr3YjggpCRNmT5ANYin?si=63a3c08a44ba4f29

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