Convinta che la nostra voce sia l’arma più potente contro l’indifferenza. Lotta canta, suona e scrive perché sente che grazie a queste forme creative si possa creare un ponte tra messaggio e individuo. Lo spettacolo vuole generare una “reazione” che possa trasformarsi in un’onda d’urto che catturi gli occhi di chi guarda altrove, le parole e le note sono i suoi mattoncini per costruire un mondo da poter chiamare Casa.

Lotta, Rifugio Musicale ti dà il benvenuto! Rompiamo subito il ghiaccio con un tuo ricordo: racconta ai lettori un episodio imbarazzante accaduto durante la tua carriera artistica!

Vi ringrazio per il benvenuto e la possibilità! Una volta stavo suonando a Parigi, di fronte alla Torre Eiffel, quando mi sono accorta di un signore sulla quarantina che mi guardava tra il pubblico in modo abbastanza minaccioso, era tutto sudato e con gli occhi fuori dalle orbite. Ho continuato a suonare non capendo per quale ragione potesse avercela tanto con me, poi ho capito alla fine dello spettacolo: si è avvicinato e mi ha chiesto di cantargli una canzone per accompagnare la sua proposta di matrimonio. Ho cantato A Thousand Years di Christina Perri, e la compagna ha detto “Sì!”. Mi ha anche invitato a suonare al loro matrimonio in Messico: questo è il bello di fare quello che faccio.

Qual è il significato di “Power” e come si relaziona al tema del cambiamento?

Un solo grido che unisca davvero tutta l’Europa verso un unico fine: la giustizia climatica. Questo il mio sogno per Power, una canzone nata dalla contaminazione internazionale e fin da subito appartenuta a tutti e tutte. Gli amici di Planète Boum Boum e Action Justice Climat Paris hanno accolto subito la proposta di lanciarla insieme a Parigi: dopo mesi in cui ci siamo detti che avremmo dovuto cantare insieme lo abbiamo fatto davvero, e Power sarà la colonna sonora di una protesta senza confini geografici, culturali o linguistici, la techno come arma d’unione di massa.

Ci hanno chiesto di produrre un brano per accompagnare le proteste di FFF in tutta Italia, in una decina di giorni insonni, con il mio produttore musicale Sharxx, abbiamo costruito questo pezzo dalla carica contagiosa: la techno ti entra dentro, è in grado di unire le persone in un’unica onda al ritmo dei battiti che ci rendono vivi. Il suo potenziale non poteva esaurirsi nel ballo, come ogni forma artistica doveva farsi carico di un messaggio e attraversare con esso i tempi e i luoghi.

Siamo convinti che il tema della giustizia climatica non abbia confini, non ci sono schieramenti, distinzioni: il Pianeta è di tutti e di tutti l’obiettivo di continuare a viverlo come parte di un ecosistema, al ritmo dei suoi battiti, in armonia con la bellezza naturale che ci offre. La techno può ricordarci tutto questo, veicolare oltre ogni confine questa consapevolezza universale.

Giochiamo: prova ad attribuire un colore alla tua musica.

Nemmeno a farlo apposta, perché sono i colori del nostro Pianeta, vedo il verde della natura nello spettacolo Detonazione, mentre il blu dell’ansia della precisione e dello stupore per la grandezza quando suono in orchestra. Power, invece, è senz’altro rossa, incisiva e appassionata.

Ora parliamo di tempo. Se fosse possibile e avessi a disposizione una macchina del tempo, torneresti nel passato o precipiteresti nel futuro? 

Ottimo termine, precipitare. Sì perché come dico spesso di fronte abbiamo un baratro, verso cui procediamo a fortissima velocità senza interrogarci troppo. O meglio, così abbiamo fatto fino a oggi, così si sono mossi i governi. Eviterei di accelerare questa corsa fiondandomi in un futuro di desolazione, ingiustizia, estinzioni di massa, disuguaglianze sempre più drastiche, semmai rimarrei nel presente cercando di proseguire questo lavoro di sensibilizzazione che ho avviato, per contribuire alla diffusione di una consapevolezza che fa fatica a imporsi, per accelerare un processo troppo lento di cambiamento. Semmai mi piacerebbe aprire una finestrella sul futuro per sbirciare e vedere se da vecchia riuscirò a conservare immutata la mia voglia di attivismo, continuando a lottare, se ce ne sarà ancora bisogno, per ciò in cui credo e scendendo in piazza come tanti di ogni età stanno facendo oggi.

Nel passato ci andrei! Raggiungerei qualche autorità dei decenni passati con le prove di quello che sta accadendo oggi, video delle alluvioni, testimonianze della fame, del clima impazzito, per avvisarlo: se vi muovete ora, riusciremo a evitare la catastrofe. Magari vedendomi arrivare dal futuro, mi ascolterebbero tutti più volentieri.

Quali sono i tuoi prossimi passi dopo il lancio del suo singolo “Power”?

Ho appena concluso il terzo atto del mio spettacolo Detonazione, Casa: ci aspetta un’estate in tour per l’Italia, tra spettacoli, manifestazioni e tanti amici e amiche. Non vedo l’ora! Parecchie associazioni ci ospiteranno in eventi di ogni tipo, da Mantova per il festival Terrazzi che coinvolge musica da tutto il mondo, fino ad arrivare alle isole Lipari agli inizi di settembre e molto altro ancora. Ho passato giorni di fuoco in studio a registrare, presto ne assaggerete i frutti.

Lotta, ti ringrazio per questa chiacchierata. La nostra intervista è giunta al termine, ma l’ultima parola va a te per aggiungere ciò che vuoi: spazio alla fantasia! A presto!

Le vicende internazionali stanno attentando alla nostra capacità di ritenerci all’altezza di un cambiamento: ci sentiamo impotenti e le sensibilità più marcate accumulano a gocce questa percezione fino a vomitarla in eco-ansia, disperazione, gesti estremi. Manifestare in piazza diventa allora una liberazione, afferma le nostre capacità di intervento: è stato questo a spingermi a lasciare la musica per andare a manifestare a Strasburgo, davanti al Parlamento Europeo.

Ma poi proprio nella musica ho trovato il mio perché: ho sempre percepito come questa possa toccare alcune corde emotive, spesso nascoste o poco sollecitate, superando confini spaziali, culturali e persino razionali. La musica è musica, i suoi battiti rispondono al richiamo delle nostre emozioni e hanno una portata universale. È di qualche anno fa lo studio della Harvard University che conferma questo aspetto: paragonando contesti e funzioni tutta la musica del mondo conserva tratti comuni. L’umanità, come anche gli altri animali e le piante secondo ipotesi ancor più recenti, ha trovato nella musica l’accompagnamento e la descrizione perfetti per la sua essenza emotiva, nell’incitamento della musica ha innestato la gioia dei momenti più commoventi della sua storia, come quando il violoncellista Rostropovich suonò di fronte alle picconate sferzate contro il muro di Berlino nel novembre del 1989, ha trovato in essa una voce di unione, come il direttore Barenboim con l’orchestra di musicisti israeliani e palestinesi, o di riscatto sociale come il maestro Abreu con il Coro de Manos Blancas, o ancora di resistenza e denuncia come Mario Brunello di fronte ai larici secolari recisi per far posto a una pista da bob.

Il mio invito: trovate ciò che vi appassiona e fatene il motore della vostra protesta, mettete la passione al servizio della missione e ogni giorno di lotta sarà davvero un giorno di vita.