Marco Russo, nato a Catanzaro il 22 ottobre del 1994, è un cantautore/compositore diplomato al conservatorio G, Martucci di Salerno in chitarra pop. Allievo del maestro Mogol e quindi figlio del CET ( Centro Europeo di Toscolano di altissima formazione artistica ) viene premiato come migliore artista emergente 2023 al Firenze Suona Contest su 200 concorrenti in tutta Italia, si classificata al terzo posto al premio Fabrizio De André 2023 esibendosi in finale all’auditorio Parco Della Musica con il suo brano “Dio Musica”, una dedica speciale al suo maestro scomparso Pietro Aldieri e nel 2024 è tra i vincitori del Premio Inedito di Torino. Artista presso etichetta discografica MZK, porta la sua musica in giro per l’Italia da ormai diversi anni, esibendosi anche durante live di apertura di altri artisti come Lo Stato Sociale, Banda Bardò, Modena City Ramblers. Attivo sulle piattaforme di streaming dal 2021 quando è uscito il suo primo EP “Interno 11” e poi di seguito altri 4 singoli di cui è sempre autore di testo e musica.

Marco Russo benvenuto su Rifugio Musicale! Raccontaci di te: nella vita di tutti i giorni, oltre a scrivere e cantare canzoni, qual è la cosa che più ti fa sentire un cantautore?
Ciao Rifugio Musicale, grazie per l’invito. La mia è una vita molto frenetica, vivo a Roma, ma spesso mi sposto in giro per l’Italia per suonare e scrivere musica con altri amici autori e cantautori. Ogni anno a inizio gennaio, attacco alla parete di casa un calendario gigante dove, con dei post-it colorati trascrivo i miei impegni e i miei obbiettivi. Alla fine dell’anno, faccio il punto della situazione, controllo quello che ho fatto e capisco dove posso migliorare per l’anno successivo. Non c’è un giorno che non scriva qualcosa, anche una sola frase, un solo pensiero, una parola che rappresenti un’immagine, anche nei momenti di relax, mentre viaggio in treno, in aereo o in barca, ovunque! Ma questa non è per niente un’ossessione, è passione pura. La cosa che più mi fa sentire un cantautore è il modo in cui con il tempo e con lo studio ho imparato a guardare ciò che mi circonda, a riconoscere la bellezza delle piccole cose, a osservare i gesti delle persone, a rispettare la varietà dei mondi che esistono all’interno di quest’unico mondo abitato da tutti.
Credo che la poesia sia continuamente intorno a noi ed io cerco di non perdermi nemmeno un verso.
Puoi raccontarci com’è nata l’idea di “Presi Bene” e cosa vi ha ispirato a creare questo brano?
Io e Marti ci siamo conosciuti in Umbria, al CET, la casa di Mogol, un posto magico dove sei circondato dalla natura e dalla storia della musica italiana, un’ambiente quindi ricco di fonti di ispirazione. Siamo stati chiamati insieme ad altre 20 persone da tutta Italia per rimanere li tre settimane con il compito di scrivere canzoni. Martina è una ragazza fantastica oltre ad essere un artista molto forte, ha una voce calda che ad ascoltarla fa venire i brividi, possiede una scrittura internazionale molto interessante che difficilmente si trova in Italia e per questo non credo sia un caso che abbia vinto il premio “ Lucio Dalla “ e il “ 1 Maggio Contest ”. Durante l’ultima settimana del CET siamo capitati nello stesso gruppo di scrittura, cosi abbiamo approfondito la nostra amicizia e la nostra musica scoprendo tanti punti in comune. Alla fine del CET avevamo scritto tante canzoni e ci rimaneva un pomeriggio libero, cosi scherzando le ho proposto un feat, lei ha accettato, ed eccoci qui, presi molto bene per il risultato finale.
Quale è la più grande paura di Marco Russo?
La mia più grande paura sono i rimpianti che potrei avere in futuro. La carriera musicale è una strada molto difficile ed il percorso da seguire non è mai chiaro. Io cerco di dare sempre il massimo in quello che faccio e sono abbastanza sicuro che è l’impegno che ci metto nelle cose che mi fa stare bene e che mi porta ad avere risultati. Ovviamente la fortuna è un fattore determinante. Il mio obiettivo, o meglio, chiamiamolo sogno, è entrare a far parte della musica italiana, scrivere belle canzoni e arrivare al cuore delle persone. Sarebbe bello un giorno poter ascoltare da sopra il palco la gente che canta un testo che ho scritto, ma se ciò non dovesse succedere, vorrei che non fosse per una mia mancanza di impegno. Sono abbastanza sicuro che , qualsiasi cosa mi aspetti in futuro mi guarderò allo specchio e mi dirò che ho dato tutto quello che potevo dare, senza rimpianti.
«Un po’ come l’amore, la musica non è una cosa seria, ma è tutto ciò che conta»: quanto sei d’accordo con questo pensiero e che ruolo ha questa forma d’arte nella tua vita?
Probabilmente la musica non è una cosa seria ma è di certo ciò che mi tiene in vita. Ha un ruolo da protagonista nella mia vita, è la mia migliore amica e in quei pochi momenti in cui mi allontano da lei mi sento come una macchina senza benzina.
Cosa non può mai mancare nelle tue canzoni e cosa ti fa capire che un pezzo è veramente maturo?
Nelle mie canzoni non manca mai la sincerità. La maggior parte di quello che scrivo è vissuto in prima persona, racconto ciò che ho visto, sentito o pensato. Credo di possedere un bel lato caratteriale ironico e fantasioso ed è sicuramente una freccia in più a disposizione del mio arco musicale, ma le mie canzoni sono anche composte da note malinconiche e frasi di rabbia. Nel mio prossimo disco “ Mosche “ che uscirà in autunno si potranno percepire, ancor di più rispetto al passato, questi miei lati. E’ difficile definire un pezzo “ maturo “, dipende tanto da cosa vuoi dalla musica. Se vuoi scrivere una hit estiva devi probabilmente essere maturo nella struttura del brano, nella leggerezza delle parole e delle immagini che vuoi utilizzare e poi sicuramente devi stare attento alla durata perché in radio oggi pretendono brani massimo di tre minuti, e se non “ vai in radio “ non è una hit. Se invece il tuo obbiettivo è un altro allora i parametri cambiano. Forse non è corretto dire che un brano è maturo, più che altro deve essere maturo l’artista nel saper scegliere gli strumenti corretti da utilizzare nel suo percorso.
Ora giochiamo: prova ad attribuire un colore alla tua musica!
La mia musica possiede per fortuna tanti colori in quanto non è solo mia. Io scrivo sempre insieme ad altri musicisti perché pretendo la contaminazione e lo scambio di idee. La mia etichetta discografica mi concede inoltre il lusso di lavorare con professionisti e musicisti di spessore che credono in questo progetto e ci investono la propria anima aggiungendo appunto colori alla mia musica.
Marco Russo, ti ringrazio per la chiacchierata. Ora puoi salutare i lettori come preferisci: spazio alla fantasia!!! A presto!!!!
Ciao amici lettori, vi auguro un’estate magica, riempitela con la musica, andate ai live dei vostri artisti preferiti ma anche ai festival dove c’è spazio per gli emergenti, e se volete sentire addosso una sensazione di spensieratezza e libertà ascoltate “Presi Bene”, ve lo assicuro!
Grazie Rifugio Musicale per questa intervista, un caloroso saluto.

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