Francesco Pizzinelli avvia nel 2003 il progetto Jocelyn Pulsar, diventando l’unico autore e elemento fisso. Inizialmente pubblica cinque dischi con l’etichetta Agos Music, caratterizzati da uno stile lo-fi e un attitudine pop. Dopo un primo contatto con Garrincha Dischi per una compilation natalizia, il suo album “Aiuole spartitraffico coltivate a grano” (2012) lo lancia nel panorama musicale indipendente italiano, accompagnato da numerosi concerti. Successivamente, pubblica un EP con Fosbury Record e altri dischi con La Sete Dischi e Cabezon, collaborando con artisti noti dell’indie italiano. Dopo un silenzio di cinque anni, nel 2023 ritorna con “Stereolocale” e, nel 2024, rilascia un EP intitolato “4 canzoni senza atmosfera”, registrato in modo autonomo.

Ciao Jocelyn Pulsar, benvenuto su Rifugio Musicale! Raccontaci un po’ di te, qualcosa di divertente e stravagante magari accaduto in qualche live!
Ciao ragazzi, è un piacere. Beh, una volta il gestore del locale dove ci stavamo dirigendo per suonare mi ha telefonato per dirmi che in una casa a fianco ci sarebbe stata una veglia funebre e quindi forse era meglio rimandare: siccome ormai avevamo fatto gran parte della strada provai a convincerlo che la mia musica tutto sommato non sarebbe stata male anche nel contesto di un funerale. La spuntai.
Come prendono forma le tue canzoni? C’è un momento della giornata o un luogo in particolare che prediligi per scrivere?
Io spesso registro le idee che mi vengono nel registratore vocale del telefono, poi ogni tanto vado a riascoltare e mi sorprendo spesso di trovare idee di cui mi ero completamente dimenticato: di solito comunque, quando decido di scrivere una canzone non mi viene mai bene, deve arrivare un po’ per caso.
Quanto ha influito il tuo luogo di origine nella tua scrittura e nella tua arte?
Il fatto di non vivere in una grande città e di avere la campagna vicino credo che abbia avuto una certa influenza, dopodiché io penso anche che le canzoni nascano da una forma di disagio di chi le crea, se abitassi alle Maldive non credo avrei mai scritto una riga.
Dopo l’uscita di Stereolocale, come hai vissuto il processo creativo di 4 canzoni senza atmosfera? È stato più facile o più complesso rispetto al lavoro precedente?
Stereolocale era un disco frutto di una situazione personale complicata, ero reduce fresco da una separazione e mi ha aiutato a superare quella fase, le canzoni naturalmente hanno risentito di quel particolare periodo: questo nuovo è un Ep che racconta invece una fase successiva, parla di me che provo a rimettermi in sesto, che tento anche di approcciare con l’altro sesso, con tutte le difficoltà e le goffaggini del caso.
C’è una sensazione di crescita personale nel tuo EP, specialmente con brani come Io me le vivo male le cose. Quanto è stato importante per te esplorare questa fase post-separazione attraverso la musica?
Come dicevo prima, ho sempre pensato che le canzoni nascano più facilmente quando sono figlie di un disagio, e devo dire che l’ ho sperimentato sulla mia pelle: quel pezzo è una specie di blues, dove canto le mie difficoltà, la mia inadeguatezza: se non altro comunque ho avuto l’ occasione di citare il Maestro “Bruno Mattei” in una mia canzone;)
La canzone Tu tornerai da me ha un’aria beatlesiana e un forte senso di rimpianto. Pensi che la musica sia il miglior modo per fare “mea culpa”, e in che modo hai trovato pace attraverso questi brani?
Non l’ ho trovata. È invece vero che si tratta di un brano pieno di Beatles e di rimpianto: è una versione “indie” di “Ritornerai” di Bruno Lauzi, citata nel brano, che non ha ovviamente la pretesa di avvicinarsi qualitativamente all’ originale (anche perché è impossibile)
Stai già lavorando a nuovi brani da proporre in futuro? Qualche anticipazione e prossimi live?
La prima anticipazione è che la presentazione del disco è stata già rimandata per un infortunio accorso al batterista: partiamo come vedi con i migliori auspici. Recupereremo tutto, già a partire da Novembre, ma c’è anche da dire che la situazione dei piccoli live non è semplice, bisogna sbattersi davvero molto per trovare situazioni live e io non ne ho troppa voglia, preferisco continuare a fare riferimento ai locali “amici” che sono rimasti negli anni e dove ormai mi sento a casa.
Jocelyn Pulsar, siamo arrivati ai saluti, ma il finale spetta a te. Saluta i nostri lettori con una frase per te importante! Ti ringrazio per essere stato con noi e a presto!!!
L’ indie non è finito, sta solo ripartendo dal basso, come una volta: bisogna ritornare a scavare e cercare nomi nuovi, sono sicuro che ce ne sono: ultimamente ho scoperto Guglie, lui è un ottimo esempio di quello che sto dicendo.

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