Dopo aver presentato ieri sera sul palco del 75esimo Festival di Sanremo il brano Incoscienti giovani (Warner Music Italy), disponibile da oggi in radio e su tutte le piattaforme digitali, Achille Lauro annuncia le sette date della sua avventura live nei Palasport a marzo 2026 (Eboli, Bari, Padova, Torino, Milano, Bologna, Firenze) dopo il grande successo degli appuntamenti che lo vedranno protagonista per la prima volta al Circo Massimo il 29 giugno e il 1° luglio 2025.
Achille Lauro è in gara al Festival con una ballad ispirata come molti suoi brani a una storia vera, il racconto di un amore incosciente che vede protagonisti due giovani cresciuti senza amore ai bordi della periferia romana.
Un brano dal sapore retrò che segna la maturità dell’artista – percorso già iniziato con Amore disperato – e attraversato da un sound che tiene insieme le diverse anime di Lauro, sua inconfondibile cifra stilistica, dall’Ave Maria a Can’t Help Falling in Love di Elvis Presley così come al grande cantautorato italiano degli anni 70, 80, 90 e alla scuola romana di quegli anni. La canzone è un affresco emotivo, un ritratto della sua storia personale dove la bambina protagonista può essere l’incarnazione dell’artista stesso, di sua madre, della sua città e di chiunque sente di potersi riconoscere in lei.
Disponibile da oggi anche il videoclip di Incoscienti giovani, firmato da Gabriele Savino, con Achille Lauro e Celeste Dalla Porta, già Parthenope nell’ultimo film di Paolo Sorrentino, ambientato alla Fontana di Trevi, un omaggio alla Dolce Vita di Federico Fellini e più in generale alla cultura e allo stile italiano come conferma anche la collaborazione di Lauro con il brand Dolce&Gabbana per i look della cinque serate.
Cari giornalisti, le canzoni a volte non sono solo semplici canzoni. Sono la nostra storia. Questa è “Incoscienti Giovani” raccontata da chi l’ha vissuta, stasera da mia Madre:
“Lauro ha sempre avuto una fissazione per la scrittura. La mattina, quando mi svegliavo, entravo in camera sua e lo trovavo ancora sveglio a scrivere. Lo sgridavo perché non dormiva mai. Aveva solo 11 anni. Si imbarazzava, nascondeva i fogli. Non ha mai detto “scrivo canzoni” o “voglio fare il cantante”, ma ho capito presto che per lui scrivere era un modo per superare momenti difficili. In mezzo a tutto quello che abbiamo vissuto, ho sempre cercato di insegnargli cosa fosse l’amore, convinta che chi impara a seguire quel faro, presto o tardi, riconosca la strada. E così è stato. Lauro è cresciuto in casa con ragazzi che non erano miei figli, ma che ho accolto come tali. Figli di storie difficili e case famiglia dove io facevo volontariato. È cresciuto insieme alle ragazze di strada, ricordo quando andavo di notte sui marciapiedi con Don Giovanni a convincerle a scappare da quella vita e a trovare un posto sicuro, e molte volte, restavano a casa nostra. È cresciuto con i suoi amici, ragazzi con famiglie inesistenti, errori alle spalle, rabbia dentro. Li conosco tutti. Sono stati come figli anche per me. Giovani incoscienti, ma con un grande cuore.
Oggi Lauro è adulto e insieme cerchiamo di sostenere tutti quei posti dove ci sono ragazzi che hanno bisogno: dagli ospedali, alle comunità e ovunque ci sia necessità. Sono grata di tutto questo e di vedere che oggi lui non si dimentica di chi ha bisogno e di chi era come lui. Nonostante tutto quello che abbiamo passato, Lauro ha riconosciuto quel faro e ha imparato l’unica cosa che conta realmente: l’importanza di amare e il bisogno di tutti noi di essere amati. Se quei ragazzi non avessero conosciuto l’amore, incluso mio figlio, forse si sarebbero persi in cerca di quell’amore che non avrebbero mai trovato.”

