MamaBaba è uno spirito libero, una cantautrice schietta, onesta e sincera, ma anche una donna che ama la musica sopra ogni cosa. Un’artista che vive la sua arte senza freni o inibizioni, senza compromessi e senza ritrosie varie, ma solo per il gusto di donare e donarsi alla musica.
Sguardo ad oriente è la dimostrazione del suo amore per la musica, un gioco tra sonorità, diverse, atipiche, ma utili per un viaggio interiore. Un progetto lontano dal blues, ma che evidenzia la straordinaria poliedricità di un artista unica. Un percorso fatto di scelte, malinconia, sogni nel cassetto e resilienza. Un pezzetto di cuore di MamaBaba per emozionare ed emozionarci.

Ciao MamaBaba, partiamo da questo ultimo progetto. Come è nata la volontà di raccontarti in un album dove tocchi sonorità così poco usuali per il mercato odierno?
Perché in queste sonorità, sono riuscita ad esprimere i miei sentimenti e quello che avevo dentro. Cosa che, fino al giorno prima, non ero riuscita a trasmettere. Utilizzando un certo tipo sonorità mi sentivo un po’ filtrata, mentre così mi sono sentita libera di raccontarmi nel mono più sincero possibile.
Questo è un viaggio che ti ha fatto scoprire qualcosa su te stessa, ma cosa pensi che sia emerso da questo tuo percorso?
Tante cose sono uscite da questo viaggio musicale… sicuramente è emersa la volontà di continuare a scrivere, di continuare ad esprimermi e a raccontarmi senza freni. Quello che ho raccolto in questo album, lo riporterò anche nei progetti futuri, dove la scrittura sarà importante. Ho trovato nella scrittura il modo di raccontarmi e non voglio fermarmi ora.
“Sguardo ad Oriente” cosa rappresenta per te?
Questo progetto mi ha aiutato tantissimo ad esprimere me stessa. Ha tirato fuori il mio cantautorato, il mio scrivere e il mio raccontarmi in maniera così completa. Questo album mi ha aiutato molto a raccontarmi e a fare uscire la vera MamaBaba. È stato utile non solo dal punto di vista artistico, ma anche psicologico.
Gran parte del tuo percorso artistico è legato al blues, ma cosa rappresenta per te questo genere?
Il blues rappresenta un modo di vivere e non solo un modo per esprimersi. Quando mi sono avvicinata al genere, ho scoperto un qualcosa che andava oltre la semplice musica. Erano note che mi toccavano l’anima e la mia voce, col tempo, si è adeguata al sentimento blues. Da questo mondo musicale ho ricavato anche un nuovo modo di cantare.
Cosa ti ha fatto avvicinare al Blues?
Mi sono avvicinata la blues grazie ad un coro gospel amatoriale, dove l’insegnante, che è una folker milanese, ma anche una grande amante del mondo blues e afroamericana, mi ha fatto conoscere questo genere musicale. Da lì ho approfondito la mia conoscenza e attraverso i miei studi, mi sono avvicinata al blues e mi sono lasciata conquistare.
Sei una cantante che ha fatto del blues la sua casa, ma cosa ti ha spinto a provare un progetto con delle sonorità così diverse?
Come tutto quello che mi contraddistingue, mi muove la curiosità. La volontà di scoprire musica nuova e di imparare qualcosa di diverso. Perché più si ascolta, più si conosce la musica in tutte le sue sfumature e più si conosce questo mondo. Aborro chi si ferma ad un genere, ad un ascolto e rimane poi bloccato nelle stesse sonorità. Odio la monotonia e il ripetere sempre le stesse cose.
Cosa rappresenta per te la musica e cosa speri di riuscire a comunicare con la tua musica agli altri?
La musica rappresenta quello che sono, è un mostrare come sono fatta. È per me un riuscire a condividere con gli altri quello che ho dentro. Quindi, spero di far arrivare il mio essere, mi piacerebbe che arrivasse alle persone quello che sono e che difficilmente riesco a trasmettere in altre situazioni. Spero che possa arrivare quel coraggio nel raccontarmi senza filtri.
Sei un’artista che ama cantare e stare sul palco. È per te un momento di libertà o un momento di evasione dalla realtà che ti circonda?
Stare sul palco non è né evasione né libertà. Stare sul palco è per me condividere quello che ho dentro con il pubblico. Che sia tanto o che sia poco, quello con il pubblico diventa per me importante. Davanti al pubblico bisogna dare quello che si ha dentro e l’unico modo con cui riesco ad esprimermi è la musica. Quindi stare sul palco per me è condividere delle emozioni e condividere quello che ho dentro.
Tanti sono i progetti che ti vedono protagonista, ce n’è qualcuno particolare che vuoi raccontare?
A blues story nasce da un mio progetto personale, dove ho deciso di portare sul palco un recital contro il femminicidio. Ho approfondito la musica delle signore del blues, a partire da Nina Simone a Etta James e tante altre protagoniste del mondo blues e del mondo jazz, e ho scritto questo recital basandomi sulle loro storie e le loro canzoni. Questo progetto porta in scena non solo una storia triste, ma anche una storia illustrata e accompagnata dalla musica di quei anni. È un progetto socialmente importante, anche perché non è solo portare della musica, ma è anche un raccontare un argomento importante e purtroppo ancora attuale.

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