Menestrella Femminista + Fimmene Fimmene incendiano la vertigine della pizzica in un concerto che declina in una nuova chiave la musica e il ballo etno-folk del Meridione e del Centro Italia. Appuntamento a L’Asino che Vola (via Antonio Coppi 12D) mercoledì 2 aprile 2025 alle ore 22 , con ingresso libero.
Ritmi e sonorità della taranta, del saltarello, dello stornello si alterneranno con le suggestioni della canzone d’autore e qualche scheggia rock, mixando il binario filologico con quello della riscrittura e rilettura della tradizione. E anche coniugando questa cultura ancestrale con i temi delle donne in un contesto attuale e moderno , molto lontano dall’effetto cartolina illustrata. In pratica al divertimento del ballo e dell’ascolto di una musica a presa rapida, si unisce l’aspetto più sociale che vuol far riflettere il pubblico, guidandolo con grande senso di accoglienza a nuove visioni.
Il tuo progetto si chiama “Menestrella Femminista”: in che modo la musica popolare e il femminismo si incontrano nella tua ricerca artistica?
Il femminismo entra nella musica popolare attraverso i testi, che vengono scritti/riscritti in chiave politica. A sua volta la musica popolare entra nel femminismo come un potente strumento di diffusione del messaggio.
Nello spettacolo proponete pizzica, saltarello e stornelli, ma anche influenze rock e cantautorali. Come riuscite a mantenere l’equilibrio tra tradizione e sperimentazione?
Riusciamo a fare questo perché consideriamo la tradizione una cosa viva, che si evolve e cresce continuamente, e non una cosa morta, che si ripete sempre uguale a se stessa. (La taranta è viva e non è morta)
Il concerto è descritto come “una lunga notte della pizzica e molto altro”. Cosa può aspettarsi il pubblico in termini di energia, emozione e messaggio?
In termini di energia sicuramente ne troverà molta, sia sul palco che sotto palco, perché nei nostri spettacoli non ci limitiamo a stare sul palco, su un gradino superiore, ma siamo tutte insieme, proprio come nelle feste popolari in cui si balla e ci si diverte tutte insieme. A livello di emozione e di messaggio troverà spunti di riflessione per approfondire, in modo leggero, i temi di genere della nostra società.
Quanto è importante per voi il ballo come forma di espressione collettiva, e come si lega alla dimensione sociale del progetto?
Il ballo è fondamentale perché, soprattutto in questa società che ci vuole sempre piu ferme, sedute, limitate, razionali, ballare in modo libero è un importante momento per dare voce al nostro corpo e dare il giusto valore all’energia che sprigioniamo quando ci muoviamo tutte insieme al ritmo dei tamburi. Il pubblico non diventa più solo “spettatore” ma partecipante attivo della festa.
“Fimmene Fimmene” è un nome che evoca immediatamente la voce delle donne. Che tipo di storie e visioni femminili portate sul palco?
Portiamo storie di donne lavoratrici, storie di madri, storie di violenza, di discriminazioni di genere, ma anche di sorellanza, di inclusione e di nuovi paradigmi per uscire dal patriarcato.
Il comunicato parla di superare l’“effetto cartolina illustrata” della musica popolare. Qual è secondo te il rischio di una fruizione “folkloristica” e come lo evitate?
Questo rischio si corre quando si presenta la musica popolare come un evento sporadico, mentre noi la viviamo tutti i giorni… le persone che ci seguono partecipano a corsi di ballo popolare, imparano a suonare strumenti come l’organetto e il tamburello, o in generale vivono la musica popolare nel quotidiano. limmagine è viva, in movimento e non immortalata da una cartolina.
C’è un brano o un momento del live che per te rappresenta in pieno lo spirito del progetto? Ci racconti cosa lo rende speciale?
Sicuramente è il momento della tammorriata dell’avvocata, un antico canto devozionale che io ho rivisitato in chiave femminista, dedicandola al tema del potere. é un momento di canto in cerchio, una liturgia in cui il cantore lancia una frase e il pubblico risponde, creando una sinergia magica e potente. in quel momento é molto evidente come la tradizione sia ancora viva, il messaggio sia politico e profondo, i corpi siano essenziali, il palco e la gerarchia smettono di esistere, e la partecipazione attiva delle persone sia fondamentale.

