Uomo primitivo e uomo civile, istinto e coscienza, luce e ombra: attorno a questa dicotomia si forma “Morning Glory”, il secondo singolo, disponibile per Volcano Records, degli Escape to the Roof, rockband siciliana formata da G.C. Wells (voci, synth e chitarre), leader della band, formata da Jann Ritzkopf VII (sound design and synth); Zikiki Jim al basso; Luis Canemorto alla batteria, Joe Stugots alle chitarre. Il brano è accompagnato dal videoclip, prodotto da SaganaS e dispegnato e animato da Maria Cangemi.

L’Ombra, la figura proiettata sulla parete, che insegue l’individuo anche quando si allontana, è uguale nella forma ma opposta nei movimenti e direzione – spiega il leader della band – L’Ombra è qualcosa che esiste solo in presenza della luce, poiché un corpo immerso nel buio non ha parti oscure, non ha Ombra. Luce e Ombra sono quindi considerati come metafore degli aspetti della natura istintiva dell’uomo che non vengono vissute e si uniscono a formare nell’inconscio una personalità parziale autonoma.

L’uomo civile tende a dimenticare la sua faccia oscura, convinto che essa appartenga ad uno stadio infantile, passato. Ma nonostante la sua dimensione sociale, civile, nel nostro intimo siamo tutti dei primitivi. C’è una parte nell’uomo che non gli permette realmente di rinunciare alle sue origini e un’altra che, invece, gli conferisce la sensazione di aver superato da tempo una simile fase. Quest’altra parte è la coscienza che, formatasi e distaccata da quello stato primitivo, selvaggio, incosciente, rende quest’ultimo oggetto, altro da sé, degno di critica e disprezzo”.

Ciao Escape to the Roof, benvenuti su Rifugio Musicale. Partiamo dal vostro nuovo singolo, “Morning Glory”. Cosa rappresenta per voi questo brano?

Ciao, grazie dell’invito. Morning Glory, oltre a essere stato scelto come singolo, sarà anche il brano di apertura dell’album completo che contiamo di fare uscire entro l’anno, o al massimo all’inizio del prossimo. Non è un caso che il primo “verso” vocale dell’album sia un grido violento e prolungato, che sembra arrivare dritto dalle viscere con tutta la sua brutale irruenza. Rabbia repressa o urlo liberatorio? Lo scopriremo presto anche noi. A me personalmente, sin da subito mi è sembrato naturalissimo accostare questo grido (che non è il mio, è Luis Canemorto che canta insieme a me la canzone, anzi, canta solo lui, io mi limito a fare la voce narrante) al vagito di una nascita. Quando siamo nati, tutti, il nostro primo grido è stato un pianto. Nel mio immaginario, quando l’ho sentito, ho detto fra me e me: “se nasco di nuovo, il mio primo vagito sarebbe certamente questo!”. Quindi, ci è piaciuta molto l’idea che il nuovo album venisse al mondo con questo “vagito”, come per dire “mettiamo subito le cose in chiaro!”

La vostra band è nota per mantenere l’anonimato. Perché questa scelta?

Il progetto artistico di Escape to the Roof è quello di recuperare una certa maniera di fare rock e, mischiando un po’ le carte con ciò che abbiamo sperimentato nel nostro personale viaggio socioculturale e musicale, provare ad aprire qualche sentiero nuovo o poco battuto in passato. Possiamo, dunque, dire che è un progetto di ricerca. L’anonimato è la condizione perfetta che serve proprio per proteggere la purezza di questa ricerca. Volevamo fortemente che a parlare fosse solo il nostro gesto artistico, quindi la musica, ma anche tutta la narrazione che ci gira attorno, che è parte integrante del gesto artistico. La storia ci ha insegnato che dissociare la biografia dell’autore dall’atto artistico non altera la possibilità di fruire, in tutta la sua potenzialità, il messaggio che da esso deriva. Anzi, aiuta l’utilizzatore a individualizzare meglio e a interpretare il messaggio per quello che è oggettivamente. È l’unica maniera per fare diventare l’atto artistico arte collettiva, che è alla fine dei conti la massima aspirazione per un artista. Inoltre, era l’unica posizione da prendere per fugare, in modo definitivo, gli eterni dubbi dell’artista sulla propria opera: nessun compromesso, nessuna ricerca di consensi. L’opera è lì, ed è esattamente come la vedete, è consegnata per sempre alla fruizione. E anche l’autore stesso può, se vuole, prendere la distanza che serve per un’analisi oggettiva. Personalmente non sono mai andato alla ricerca di consensi, che, indubbiamente, quando arrivano fanno comunque sempre un immenso piacere, ma sono stato sempre un artista che si misura prima di tutto con se stesso, e poi con i grandi della storia, per cui questa scelta, che per alcuni può sembrare radicale, o peggio strategia di marketing, in realtà mi rappresenta perfettamente. Naturalmente ci sono pro e contro, più contro che pro a dire il vero. Ma va bene così.

Il brano è accompagnato da un videoclip. Come nasce l’idea per questo video?

Questa è una domanda per Maria Cangemi di Saganas, che ha pensato, disegnato e animato il videoclip. Maria opera in totale libertà e autonomia, e gode della nostra più cieca fiducia. Tutto ciò che riguarda l’immagine di Escape to the Roof, che siano i videoclip, ma anche la grafica, le cover delle uscite discografiche, tutto nasce dalla matita fatata di Maria, che è praticamente il sesto membro della band per quanto riesca sempre a completare e a impreziosire il nostro lavoro. Andate a scoprirla, è un’artista fervida dall’appassionatissima creatività e dai contenuti di un livello superiore. Il suo videoclip della nostra Still Raining ha vinto il Best Music Video Award al 2024 Los Angeles Independent Women Film Awards, ed è stato nominato in una decina di altri festival indipendenti in giro per il mondo.

Qual è il messaggio che vorreste trasmettere con Morning Glory?

Morning Glory nasce da una riflessione profonda sulla dualità dell’essere umano, ma non è una riflessione da tavolino, sebbene lo studio aiuti a dare una dimensione razionale a certi turbamenti, ma vuole essere, anzi, l’inizio di un ragionamento più ampio che parte dal vissuto quotidiano. Naturalmente l’esperienza Jungiana è un grande classico in materia, ma non solo Jung, mi sono nutrito di tanta trattazione in merito: penso a Robert Pirsig e il suo meraviglioso trattato sulla qualità dal titolo Lo Zen e l’arte della manutenzione della motocicletta; penso alle poesie di Pier Paolo Pasolini che nella sua vastissima opera sono forse il punto più alto della sua argomentazione; penso ai film di Stanley Kubrick, e molto molto altro, la lista sarebbe interminabile.
L’Ombra è vicina all’uomo e ne cela l’inaccettabile. L’Ombra, la figura proiettata sulla parete, che insegue l’individuo anche quando si allontana, è uguale nella forma ma opposta nei movimenti e direzione. L’Ombra è qualcosa che esiste solo in presenza della luce, poiché un corpo immerso nel buio non ha parti oscure, non ha Ombra. Luce e Ombra sono quindi considerati come metafore degli aspetti della natura istintiva dell’uomo che non vengono vissute e si uniscono a formare nell’inconscio una personalità parziale autonoma. L’uomo civile tende a dimenticare la sua faccia oscura, convinto che essa appartenga ad uno stadio infantile, passato. Ma nonostante la sua dimensione sociale, civile, nel nostro intimo siamo tutti dei primitivi. C’è una parte nell’uomo che non gli permette realmente di rinunciare alle sue origini e un’altra che, invece, gli conferisce la sensazione di aver superato da tempo una simile fase. La coscienza, formatasi e distaccata da quello stato primitivo, selvaggio, incosciente, rende quest’ultimo oggetto degno di critica e disprezzo. A me, invece, affascina moltissimo l’idea di comprendere meglio l’uomo nero che c’è in me. Sono convinto che venire a patti col mio personale uomo nero, con le sue immoralità, con le sue nefandezze, con le sue perversioni e pulsioni più nascoste, possa in realtà aiutarmi a liberarmi da una sorta di schiavitù emotiva ipocrita e quindi a intendere meglio le cose della vita fuori da me.

Cosa ci riserva il futuro? Ci sono nuovi progetti in cantiere?

Le prossime tappe sono quasi tutte programmate. Il prossimo 23 maggio uscirà, per Volcano Records, Back Again (edit), l’ultimo singolo previsto per questa tornata (accompagnato dall’immancabile meraviglioso videoclip di Maria Cangemi prodotto da Saganas), che è una versione ridotta dell’originale, che ritroveremo solo all’interno dell’album completo. Questa versione dura già quasi 8 minuti, l’originale durerà più del doppio. Non che fossimo intimoriti dall’idea di rilasciare un singolo dalla durata esagerata, anzi, per dire, Black Bell dura più di 11 minuti. Semplicemente ci piaceva l’idea che per l’album fossero previste delle sorprese, o delle versioni differenti rispetto ai singoli, e di sorprese ce ne saranno. In questo senso, siamo molto contenti di lavorare con i ragazzi di Volano Records, ai quali va un plauso particolare per essersi dimostrati matti almeno quanto noi, e forse di più, perché il rispetto, il riguardo e la cura che hanno dimostrato per la nostra cifra stilistica – non entrando mai nel merito di durate discografiche, per esempio ma non solo, sebbene ne avessero anche abbastanza legittimità – ci ha molto piacevolmente sorpreso. Quindi, riepilogando, il 23 maggio Back Again (edit), poi si torna a lavoro per definire le ultime cose dell’album, e poi… da tempo pensiamo a un grande spettacolo dal vivo sui generis in cui l’intenzione è quella di giocare con le cifre stilistiche del concerto rock, teatro, happening e installazione audiovisiva contemporanea. Prima o poi ci riusciremo.