Ianez, pseudonimo di Andrea Iannone, è un cantautore e scrittore originario di Vasto (Abruzzo) e residente in Molise dal 2021. Dopo l’esordio radiofonico con i Renè Golconda e la pubblicazione del romanzo premiato “Sette foglie di oleandro”, ha avviato un percorso musicale solista, distinguendosi per brani che affrontano temi sociali e personali, dalla violenza sulle donne (“Blu”) all’emarginazione (“Ghiaccio”), fino alla critica della società contemporanea. Vincitore di diversi riconoscimenti, tra cui le finali di Sanremo Rock 2023, Ianez unisce nella sua produzione musica, denuncia sociale e introspezione narrativa.

Ciao Ianez, partiamo da “Ghiaccio”, il tuo ultimo singolo: che cosa ti ha spinto a scrivere questo brano?
Ciao.
Ghiaccio nasce dopo la perdita di mio padre. Un affetto complicato e profondo. Era una persona inadeguata al mondo, inadeguata agli schemi e ai meccanismi economici. L’ho visto consumarsi nella depressione e nell’indifferenza delle istituzioni e della società.
Nel testo parli di un mondo che giudica solo in base alla produttività. Quanto c’è di personale e quanto di osservazione sociale?
C’è tanto di personale ed è anche una critica alla società che abbiamo costruito. Veniamo “allevati” per diventare, più che qualcuno: “qualcosa”, come pezzi di un gigantesco ingranaggio utile esclusivamente alla salvaguardia della macchina economica, del capitalismo. Assuefatti al gadget, all’ostentazione dell’avere e all’approvazione altrui, siamo autocelebrativi e umanamente scarsi, siamo tutto quello che diciamo di non essere.
In Ghiaccio il dolore non viene spiegato ma fatto percepire, lasciando spazio all’ascoltatore. È un approccio che torna spesso nei tuoi brani: da cosa nasce questa scelta narrativa?
L’intenzione del brano, la mia visione, sono cose secondarie. Qualcuno mi ha detto che il brano parla di guerra, qualcuno ha percepito la perdita personale, altri mi hanno parlato di rabbia e anche di una dolcezza di sottofondo, cosa che non pensavo ci fosse. L’arte è così, scuote i sensi e ognuno ha un proprio vissuto ed un proprio punto di vista che guidano le emozioni, mi piace pensare che la stessa canzone abbia diverse sfaccettature e quindi lascio sempre aperte più “finestre” su diverse prospettive.
Il videoclip è stato creato da te con l’intelligenza artificiale. Come hai scelto quell’estetica così decadente e simbolica?
Il video serve, in questo caso, a dare una visione concreta a qualcosa che invece concreto non è. È un video simbolico, dove la grandezza dell’uomo si sgretola e si disperde nel vento, così come la società sta facendo con la propria umanità.
C’è una farfalla monarca che attraversa paesaggi in rovina. Cosa rappresenta per te?
La Monarca è una farfalla comune e forte è una migratrice. È una nota stonata nel grigio del mondo che deve attraversare, viene notata nella sua semplicità e nella sua purezza. La farfalla è un’anima vagante in cerca di una bellezza semplice, vera, quella che le persone hanno dimenticato di possedere.
Passando al tuo percorso: Ianez nasce nel 2020 ma ha radici più lontane. Come si è formato il progetto?
Ianez è l’evoluzione e il riassunto di un percorso che parte dal metal, passa nel rock e sfiora urban ed elettronica.
Qualche anno prima io e il bassista (Lollo) suonavamo in una cover band italiana ma volevamo tornare a fare cose nostre e allo scioglimento di quest’ultima siamo andati a trovare Fabio Tumini nel suo nuovo studio (produttore del progetto). Avevo una bozza di testo e qualche idea e così abbiamo realizzato il primo brano: “Siamo stati noi”, da qui in poi è stata tutta ricerca di suoni e identità fino ad arrivare a brani come “blu” e “new black” con i quali siamo riusciti ad ottenere il mood e il sound giusti.
La tua musica unisce impegno e introspezione. Ti senti più cantautore, narratore o testimone?
Dipende dal momento, dal brano, da quanto c’è di vissuto. Sicuramente sono un osservatore ma alcune volte, come nel caso di ghiaccio, sono attore e testimone. Racconto storie e quindi sono sempre un narratore, un cantautore è invece ciò che vorrei essere.
Negli anni hai toccato temi forti: guerra, conflitto sociale, identità. Ti senti parte di una scena musicale che si prende questo tipo di responsabilità?
Credo che la responsabilità sia di chi fornisce le tematiche, io descrivo quello che vedo dal mio punto di vista. Vengo da situazioni abbastanza complesse e ho visto e vissuto cose non bellissime, conosco il buio e mi viene naturale parlare di questi argomenti. Non ho mai riflettuto sull’appartenere ad una determinata scena musicale ma sarebbe sicuramente un onore essere accostato a band e cantanti che scrivono per un ideale importante.
Come vivi il confronto con il pubblico, soprattutto nei live? Cambia qualcosa quando porti sul palco brani così intrisi di significato?
“IANEZ” è il personaggio che sale sul palco. È una maschera cupa che guarda negli occhi le persone che ha davanti e gli dice quello che pensa in modo dritto e tagliente. Il palco per me è anche un teatro dove recitare per dare ancora più valore ai testi. Dal vivo cambia tutto, l’intensità e le emozioni, le parole diventano tangibili sui volti di chi ascolta ed è la sensazione più bella del mondo.
Se dovessi raccontare Ianez in una frase a chi non ti conosce, cosa diresti?
Ianez è un personaggio antisistema che attraverso le canzoni offre un punto di vista sulla società, sulla politica e sul presente.
Grazie mille per il vostro tempo e per avermi permesso di raccontare un pochino della mia musica.

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