Gli ASTRASONORA sono Claudio, Daniele e Francesco. Vengono da Roma, ma da quartieri diversi, dove l’asfalto bolle d’estate e la musica serve a non impazzire. Lavorano in uffici con neon tremolanti e macchinette del caffè, cercando di sopravvivere. La loro musica nasce così: tra divani sfondati, parcheggi vuoti e giornate tutte uguali. Raccontano ciò che c’è davvero: il disagio quotidiano, le relazioni che si sfilacciano, la noia e le esplosioni interiori. Mettono in musica quello che di solito si evita di dire. Nessun filtro, solo realtà.

1) Per rompere il ghiaccio: raccontateci un aneddoto divertente successo in sala prove o in studio durante la registrazione di “Quarzo”.
Durante una sessione di registrazione di Quarzo, avevo appena fatto una take vocale che mi sembrava buona, ma non perfetta. Francesco Grammatico, il fonico del Jungle Music Factory di Tivoli, mi ha chiamato in regia con aria serissima: “Vieni, ascoltiamo com’è venuta”. Appena ha fatto partire la traccia, invece della mia voce ho sentito quella di Alvin dei Chipmunks! Era il suo modo ironico per dirmi: “Meglio rifarla”. Abbiamo riso così tanto che la take successiva è venuta benissimo
2) “Quarzo” è il vostro singolo di debutto: cosa rappresenta per voi questo brano e perché avete scelto proprio questa canzone per presentarvi al pubblico?
Quarzo è il nostro primo brano, e ci è sembrato il modo giusto per presentarci. Racconta la trasformazione, il cambiamento doloroso che però ti rende autentico. Volevamo dire subito chi siamo: una band che non ha paura di parlare di fragilità, ma con un suono forte e diretto. È una canzone che contiene già tutto quello che siamo e quello che vogliamo diventare.
3) Il testo parla di trasformazione, di un amore che diventa punto di rottura: quanto c’è di autobiografico e quanto invece di universale nella vostra scrittura?
C’è sempre un pezzo di noi in quello che scriviamo. Quarzo nasce da esperienze personali, emozioni vissute sulla pelle, ma non volevamo che restasse solo la nostra storia. È un brano che parla a chiunque abbia sentito di dover cambiare, a chi ha avuto il coraggio di lasciare andare qualcosa, o qualcuno, per trovare sé stesso.
4) Il titolo “Quarzo” evoca un’immagine dura, cristallina ma anche fragile. Perché questa scelta e che significato ha per voi?
Il quarzo è un minerale resistente, limpido, ma che nasce sotto pressione. Ci piaceva questa immagine: durezza e fragilità che convivono. Per noi rappresenta la verità che emerge quando le maschere si rompono, quando la bellezza si rivela nonostante le crepe. È quello che speriamo accada con la nostra musica.
5) Siete un trio romano: quanto ha influito la città di Roma, con i suoi contrasti e le sue suggestioni, nella nascita di questo progetto?
Roma è una città di contrasti: splendore e caos, bellezza e decadenza. Vivendo qui respiri ogni giorno questi opposti, e inevitabilmente finiscono nella nostra musica. Le nostre canzoni nascono tra quartieri popolari, parcheggi vuoti e notti rumorose, ma anche guardando un tramonto sul Tevere. Roma è il nostro sfondo, ma anche il nostro specchio.


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