Da venerdì 4 settembre è in rotazione radiofonica “Estate Addosso”, il nuovo singolo di JEKO, nome d’arte del cantautore siciliano Vito Castiglione, già disponibile sulle piattaforme digitali con il videoclip. Tra sonorità afro-latin pop e reggaeton, il brano racconta la magia di una cotta estiva nata tra gli scenari della Sicilia: una ragazza, uno sguardo, la musica alta e la voglia di vivere il presente senza pensare al domani. Alternando italiano e dialetto siciliano, JEKO firma un inno alla leggerezza, agli amori senza promesse e a quelle emozioni che, anche quando durano soltanto una stagione, restano addosso per sempre.


INTERVISTA

Come hai costruito il sound afro-latin pop e reggaeton del singolo?
Il mio sound nasce sempre dalla Sicilia: dalle tarantelle, dai ritmi e da quell’energia che appartiene alla mia terra. In “Estate Addosso” ho voluto portare queste radici dentro sonorità afro-latin pop e reggaeton, creando un ritmo che mi rappresentasse davvero.

Perché queste sonorità erano le più adatte alla storia?
Perché volevo che la musica raccontasse la stessa leggerezza dell’estate e di un amore vissuto senza pensieri. Queste sonorità mi permettevano di trasmettere energia, allegria e quella voglia di stare insieme, cantare e ballare, che accompagna le serate estive.

Come si è sviluppato il lavoro con Emanuele Guarano?
Con Emanuele, che per me è Lele, c’è stata una bellissima collaborazione. Mi ha accompagnato passo dopo passo nel trasformare le mie ispirazioni in musica, curando gli arrangiamenti e tutti i dettagli del brano. Abbiamo lavorato a distanza, perché lui vive al Nord, ma siamo due siciliani doc che hanno lo stesso modo di vivere la musica.

Quale ruolo hanno avuto i cori di Sandra Certa e Mariel Inglese?
Le voci di Sandra Certa e Mariel Inglese hanno sicuramente dato luce al brano. Una bella dimensione corale che ha aggiunto colore e energia, rendendo il pezzo ancora più coinvolgente.

Quanto è cambiato il brano dalla prima idea alla versione definitiva?
Si potrebbe dire che Estate addosso ha avuto mille vite. All’inizio è nato tutto di getto, poi ha preso una direzione più lirica e fortemente siciliana, fino a tornare alla sua idea originale. Quindi, parafrasando Il Gattopardo, è stato un po’ un “cambiare tutto per non cambiare niente” e alla fine abbiamo lavorato soprattutto sui dettagli, arrangiamento, cori, senza perdere l’anima con cui era nato.

C’è un passaggio musicale al quale sei particolarmente legato?
Sì, prima del finale, quando il testo recita: “u mari davanti, i sogni leggeri, se domani cambia tutto pazienza”. Lì il ritmo rallenta e sembra quasi di prendere fiato. È un momento che richiama il vivere il presente, il cogliere l’attimo senza pensare troppo a quello che verrà. E quel “pazienza” racchiude un po’ l’idea di accettare quello che verrà, senza farsi rovinare il presente dalla paura del domani.

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