Nati nel 2024, gli Zurara sviluppano un linguaggio post-rock basato sulla stratificazione timbrica, sull’uso di texture noise e su strutture aperte, spesso lontane dalla forma canzone tradizionale. La scrittura nasce da una prima bozza compositiva di Sileci e si completa attraverso un lavoro collettivo in studio, integrando distorsioni controllate ed elementi elettronici. Il risultato è un sound denso e materico, orientato a una ricerca espressiva che indaga tensioni, derive e percezioni del contemporaneo. Tra i riferimenti dichiarati: Verdena, Marlene Kuntz, Afterhours, CCCP, Nirvana, Queens of the Stone Age, The Black Angels.

Dopo il debutto discografico con Lichen, gli Zurara annunciano l’uscita del videoclip ufficiale del brano, primo estratto del disco “Postluce“.

Lichen è un brano che sembra crescere lentamente: quanto è importante per voi il tempo nella scrittura musicale?Lichen si è evoluto nel tempo. In un primo momento abbiamo portato il brano quasi all’esasperazione, per poi attuare un processo decostruttivo al fine di dare il giusto respiro ed equilibrio che il brano stesso alla fine ha richiesto.

Nel videoclip non c’è una narrazione esplicita: pensate che oggi l’immagine debba spiegare la musica o accompagnarla mantenendo zone d’ombra?La zona d’ombra emerge spesso nelle nostre composizioni. Il significato emerge sempre filtrato dall’astrazione e dalla metafora e mai in maniera diretta. Pensiamo infatti che i punti d’ombra aumentano la curiosità nello spettatore ed in questo entra in gioco il simbolismo che diventa un punto cardine nella scrittura.

Il titolo Lichen rimanda a qualcosa che vive, resiste e si espande in condizioni estreme: quanto questa metafora vi rappresenta come progetto artistico?Lichen si snoda su un duplice binario, ovvero il Lichen (malattia che attacca ed infiamma la pelle) e i licheni (organismi antichissimi che assorbono tutto). Da questo dualismo muoviamo una critica al tardo capitalismo che attacca la società contemporanea incapace di reagire. L’omologazione e il conseguente conformismo intellettuale incapace di ogni tipo di reazione, porterà la società, l’arte in ogni sua forma e l’uomo verso un baratro. Riteniamo quindi che l’espressione artistica e umana autentica, non sovrastata da schemi dettati da logiche di mercato, sia l’unica strada da ricercare.

Che tipo di equilibrio cercate tra controllo e istinto, sia nella composizione del singolo sia nella resa visiva del videoclip?Tra noi cinque c’è chi ha un approccio più istintivo e chi più controllato. È l’intreccio tra queste nostre personalità a generare l’equilibrio che ci ha portati alla creazione del nostro sound. Quando siamo in sala prove nel mezzo della fase compositiva, in prima battuta, esce fuori quasi sempre la parte istintiva per poi applicare un processo di decostruzione che ci porta a dare il naturale respiro al brano.Lo stesso metodo è stato applicato alla scrittura del videoclip, totalmente realizzato in auto produzione.

Dopo l’uscita del singolo e del videoclip, che tipo di ascolto vi augurate da parte del pubblico: più emotivo, più fisico o più razionale?Speriamo in un ascolto e in una visione che in diverse fasi e strati sia emotivo, fisico e razionale. Crediamo che un’ opera concepita in un ampio arco temporale richieda un approccio altrettanto lungo e riflessivo. Non cerchiamo grandi numeri di ascolti mordi e fuggi, ma al contrario, ascoltatori che rendano propria l’opera e magari ci rivelino nuovi significati a cui noi stessi non avevamo pensato.

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